PAGINE DI QUESTO SITO
mercoledì 6 luglio 2016
lunedì 20 giugno 2016
Filosofia di vita
"Ciò che hai paura di fare
ti indica qual'è la prossima cosa che devi fare." (cit)
ti indica qual'è la prossima cosa che devi fare." (cit)
domenica 15 maggio 2016
sabato 16 aprile 2016
Studi ed esecuzioni di musica mediterranea - Graziano Mossuto Produzioni , Liceo Statale M.L. King di Favara (AG) in collaborazione con il laboratorio di idee musicali Creando una Canzone "www.creandonacanzone.it" - www.jarathstudio.it
Immagini della Sicilia, colonna sonora Kunsertu Mokarta (feat. Graziano Mossuto, Federica La Rocca, Carmelo Farruggia, Laboratorio di musica mediterranea liceo statale Martin Luther King di Favara)"
Bella figliola ca ti chiami Rosa,
chi bellu nome mammete t'ha misu,
t'ha misu u nome bello di li rosi lu megliu ciuri di lu paradisu.
Bella figliola ca ti chiami Rosa...
Bella figliola ca ti chiami Rosa...
Passu di notti e ti salutu strada,
cu 'na vampa 'nto cori e vuci ardita,
pu nu salutu a mia finestra amata cca rintra c'è na rosa culurita,
rosa chi di li rosi ammuttunata,
rosa a tinutu 'n pedi la me vita,
passu di notti e ti salutu strada...
Yo sta canzuni la lassu stampata cca rintra c'è na rosa culurita,
ti pozzu offriri sulu 'na cantata,
sulu sta vuci mi detti la vita,
pueti sunaturi e stampasanti camparu sempri poveri e pizzenti,
passu di notti e ti salutu strada...
E nesci rosa t'ha diri 'na cosa,
e nesci rosa t'ha diri 'na cosa,
e nesci rosa t'ha diri 'na cosa 'na cosa,
e nesci nesci rosa!!!
Immagini della Sicilia, colonna sonora Kunsertu Mokarta (feat. Graziano Mossuto, Federica La Rocca, Carmelo Farruggia, Laboratorio di musica mediterranea liceo statale Martin Luther King di Favara)"
Bella figliola ca ti chiami Rosa,
chi bellu nome mammete t'ha misu,
t'ha misu u nome bello di li rosi lu megliu ciuri di lu paradisu.
Bella figliola ca ti chiami Rosa...
Bella figliola ca ti chiami Rosa...
Passu di notti e ti salutu strada,
cu 'na vampa 'nto cori e vuci ardita,
pu nu salutu a mia finestra amata cca rintra c'è na rosa culurita,
rosa chi di li rosi ammuttunata,
rosa a tinutu 'n pedi la me vita,
passu di notti e ti salutu strada...
Yo sta canzuni la lassu stampata cca rintra c'è na rosa culurita,
ti pozzu offriri sulu 'na cantata,
sulu sta vuci mi detti la vita,
pueti sunaturi e stampasanti camparu sempri poveri e pizzenti,
passu di notti e ti salutu strada...
E nesci rosa t'ha diri 'na cosa,
e nesci rosa t'ha diri 'na cosa,
e nesci rosa t'ha diri 'na cosa 'na cosa,
e nesci nesci rosa!!!
venerdì 5 febbraio 2016
Alberto
Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi.
(Albert Einstein)
(Albert Einstein)
domenica 31 gennaio 2016
lunedì 11 gennaio 2016
Breccia Museo
Henry James Johnston-Lavis ( ca1900) a punta della lingua a Procida guardando verso MdP chiamò la falesia museo........
martedì 1 dicembre 2015
Difendo la città
Un giorno all'improvviso... Mi innamorai di te... Il cuore mi batteva... Non chiedermi il perché... Di tempo ne è passato... Ma sono ancora qua... E oggi come allora... Difendo la città... Ale ale ale ale ale ale
giovedì 26 novembre 2015
Osho
Ogni bambino nasce felice. Ogni bambino nasce innocente e meraviglioso. Ma poi accade qualcosa e tutti quei bambini meravigliosi si perdono; la loro innocenza viene distrutta.Tutta la loro felicità si trasforma in disperazione..Osserva un bambino che raccoglie conchiglie sulla spiaggia: è più felice dell’uomo più ricco del mondo. Qual è il suo segreto? Quel segreto è anche il mio. Il bambino vive nel momento presente, si gode il sole, l’aria salmastra della spiaggia, la meravigliosa distesa di sabbia. E’ qui e ora. Non pensa al passato, non pensa al futuro. E qualsiasi cosa fa, lo fa con totalità, intensamente; ne è così assorbito da scordare ogni altra cosa. Il segreto della felicità è tutto qui: qualsiasi cosa fai non permettere al passato di distrarre la mente e non permettere al futuro di disturbarti. Perché il passato non esiste più e il futuro non esiste ancora. Vivere nei ricordi, vivere nell’immaginazione significa vivere una vita non esistenziale; e vivendo fuori dall’esistenza ti sfugge cosa l’esistenza è. Sarai inevitabilmente infelice, perché per tutta la vita ti lascerai sfuggire la vita stessa. Perdi un’occasione dopo l’altra, ma la vita non ti dà due istanti contemporaneamente: te ne dà solo uno alla volta! E quell’istante può essere vissuto oppure ce lo si può lasciare sfuggire.
venerdì 6 novembre 2015
lunedì 19 ottobre 2015
sabato 17 ottobre 2015
Idea
Federico II
Nicola Cusano
Cesare Vanini
Giordano Bruno
Viktor Schauberger
Rudolf Steiner Goetheanum
Max Born
Wilhelm Reich
Max Planck
Pedro Calderón de la Barca
Nikola Tesla
martedì 13 ottobre 2015
impossible
Start by doing what's necessary, then what is possible . And suddenly you will be surprised to do the impossible...
domenica 20 settembre 2015
SUD
Quello che ti fa sentire meridionale sono le sfumature che solo chi conosce il Sud riesce a cogliere: sono le leggi non scritte che regolano la vita di ogni giorno, quello che ai forestieri sembra caos, e invece ha un ordine ben preciso.
mercoledì 9 settembre 2015
La corsa del Topo - The Rat Race alias La ruota del criceto
reinterpretato dal libro “Padre Ricco Padre Povero" dell'imprenditore statunintese Robert Kiyosaki. Uno dei primi concetti importanti di cui parla Kiyosaki in questo suo testo: La Corsa del Topo
Nasce un figlio, che poi va a scuola.
Poi passa all’università e si laurea.
Poi? Spesso c’è un Master di specializzazione e finalmente il ragazzo può puntare ad un buon lavoro, un bel posto fisso.
In alternativa può diventare un professionista…
Fa carriere, se gli va bene, potrebbe finire nell’amministrazione pubblica…
Guadagna bene ed inizia ad usare le prime carte di credito…
Con un pò di soldi in tasca inizia a frequentare locali in cui conosce coetanei e se gli va bene trova un partner con cui sposarsi: finalmente due redditi in una sola casa!
La coppia si sente forte e decide di comprare un “nido d’amore”, un’auto, l’ultimo modello di televisore e di andare spesso in vacanza.
Arriva poi il giorno di un piccolo erede.
Inizialmente il figlio porta parecchie spese, perciò la coppia è costretta a fare qualche straordinario per mantenere il tenore di vita…
Magari arriva anche una promozione o un aumento di stipendio, ma il secondo figlio è alle porte…
Col secondo figlio, i due giovani sposi devono impegnarsi ancora più diramente sul lavoro… sempre con lo scopo di aumentare i redditi.
A questo punto, può rivelarsi necessario un secondo lavoro.
Sale il reddito, sale proporzionalmente anche lo scaglione dell’imponibile fiscale, sale la tassa immobiliare sulla casa più grande che è stato necessario prendere e con queste, tutte le varie imposte…
I due giovani guadagnano un buono stipendio mensile, ma – giustamente – si chiedono dove finiscano tutti i loro soldi.
“La coppia felice, nata 35 anni fa, è ormai intrappolata nella Corsa del Topo per il resto dei suoi giorni lavorativi.
Lavorano per i proprietari dell’azienda in cui sono impiegati, per le tasse che mantengono lo stato, per pagare le carte di credito ed estinguere il mutuo immobiliare contratto con la banca.”
E cosa insegnano ai loro figli?
“a studiare sodo, prendere buoni voti e trovare un posto fisso”!
Non sanno nulla sul denaro e non fanno nulla per imparare, perchè non sanno di non sapere.
Il risultato?
Faticano come schiavi per un’intera vita e tramandano alle generazioni successive lo stesso destino: la Corsa del Topo!
“I bambini passano anni in un sistema educativo antiquato a studiare materie che non useranno mai, preparandosi per un mondo che non esiste più.”
Oggi il consiglio più pericoloso che puoi dare ad un ragazzo è: “Va’ a scuola, prendi voti alti e poi cercati un lavoro sicuro”
E’ un consiglio vecchio e sbagliato. E’ solo un’abitudine culturale: “è sempre stata la cosa giusta da fare”.
Nasce un figlio, che poi va a scuola.
Poi passa all’università e si laurea.
Poi? Spesso c’è un Master di specializzazione e finalmente il ragazzo può puntare ad un buon lavoro, un bel posto fisso.
In alternativa può diventare un professionista…
Fa carriere, se gli va bene, potrebbe finire nell’amministrazione pubblica…
Guadagna bene ed inizia ad usare le prime carte di credito…
Con un pò di soldi in tasca inizia a frequentare locali in cui conosce coetanei e se gli va bene trova un partner con cui sposarsi: finalmente due redditi in una sola casa!
La coppia si sente forte e decide di comprare un “nido d’amore”, un’auto, l’ultimo modello di televisore e di andare spesso in vacanza.
Arriva poi il giorno di un piccolo erede.
Inizialmente il figlio porta parecchie spese, perciò la coppia è costretta a fare qualche straordinario per mantenere il tenore di vita…
Magari arriva anche una promozione o un aumento di stipendio, ma il secondo figlio è alle porte…
Col secondo figlio, i due giovani sposi devono impegnarsi ancora più diramente sul lavoro… sempre con lo scopo di aumentare i redditi.
A questo punto, può rivelarsi necessario un secondo lavoro.
Sale il reddito, sale proporzionalmente anche lo scaglione dell’imponibile fiscale, sale la tassa immobiliare sulla casa più grande che è stato necessario prendere e con queste, tutte le varie imposte…
I due giovani guadagnano un buono stipendio mensile, ma – giustamente – si chiedono dove finiscano tutti i loro soldi.
“La coppia felice, nata 35 anni fa, è ormai intrappolata nella Corsa del Topo per il resto dei suoi giorni lavorativi.
Lavorano per i proprietari dell’azienda in cui sono impiegati, per le tasse che mantengono lo stato, per pagare le carte di credito ed estinguere il mutuo immobiliare contratto con la banca.”
E cosa insegnano ai loro figli?
“a studiare sodo, prendere buoni voti e trovare un posto fisso”!
Non sanno nulla sul denaro e non fanno nulla per imparare, perchè non sanno di non sapere.
Il risultato?
Faticano come schiavi per un’intera vita e tramandano alle generazioni successive lo stesso destino: la Corsa del Topo!
“I bambini passano anni in un sistema educativo antiquato a studiare materie che non useranno mai, preparandosi per un mondo che non esiste più.”
Oggi il consiglio più pericoloso che puoi dare ad un ragazzo è: “Va’ a scuola, prendi voti alti e poi cercati un lavoro sicuro”
E’ un consiglio vecchio e sbagliato. E’ solo un’abitudine culturale: “è sempre stata la cosa giusta da fare”.
martedì 4 agosto 2015
Vola piccolo gabbiano
Vola piccolo gabbiano,
vola
Sin dove si fondono cielo e mare
E vento e onde cantano e piangono l’accordo della nostalgia,
vola su questa meste quiete,
dove il mare giace silente,
sino a quanto di te la volontà e lo speme
sconfiggeranno lo spazio infinito.
Vola piccolo gabbiano,
da colei che più di tutte ho amato.
Leggero come un uccello è l’animo mio se presto saremo uniti.
(Giordano Bruno)
vola
Sin dove si fondono cielo e mare
E vento e onde cantano e piangono l’accordo della nostalgia,
vola su questa meste quiete,
dove il mare giace silente,
sino a quanto di te la volontà e lo speme
sconfiggeranno lo spazio infinito.
Vola piccolo gabbiano,
da colei che più di tutte ho amato.
Leggero come un uccello è l’animo mio se presto saremo uniti.
(Giordano Bruno)
martedì 28 aprile 2015
Il principio della rana bollita, utilizzato dal filosofo americano Noam Chomsky, fa riferimento alla Società, ai Popoli che accettando passivamente, il degrado, le vessazioni, la scomparsa dei valori, dell'etica, ne accettano di fatto la deriva.
Il principio della rana bollita
Immaginate in un pentolone pieno d'acqua fredda, nel quale nuota tranquillamente una rana.
Il fuoco è acceso sotto la pentola, l'acqua si riscalda pian piano.
Presto l'acqua diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole.
La temperatura sale. Adesso l'acqua è calda, un pò più di quanto la rana non apprezzi.
La rana si scalda un pò tuttavia non si spaventa.
Adesso l'acqua è davvero troppo calda, e la rana la trova molto sgradevole.
Ma si è indebolita, e non ha la forza di reagire.
La rana non ha la forza di reagire, dunque sopporta. Sopporta e non fa nulla per salvarsi.
La temperatura sale ancora, e la rana, semplicemente, finisce morta bollita.
Ma se l'acqua fosse stata già bollente, la rana non ci si sarebbe mai immersa, avrebbe dato un forte colpo di zampa per salvarsi.
Ciò significa che quando un cambiamento viene effettuato in maniera sufficientemente lenta e graduale sfugge alla coscienza, e non suscita nessuna reazione, nessuna opposizione.
lunedì 23 febbraio 2015
domenica 22 febbraio 2015
sabato 7 febbraio 2015
giovedì 5 febbraio 2015
"A Morte Devagar" Martha Medeiros
"Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori ed ai sentimenti!
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
chi rinuncia ad inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia e pace in sè stesso.
Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di
gran lunga
maggiore
del semplice fatto di respirare!
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di
una splendida
felicità."
"Martha Medeiros"
venerdì 24 ottobre 2014
Harvard
Un giorno un fuori bordo attracca in un piccolo villaggio messicano sulla costa.
Un tturista americano fa i complimenti ad un pescatore messicano sulla qualità del pesce e gli chiede quanto tempo ha impiegato per pescarlo.
“Poco tempo” risponde il messicano.
“Ma allora, perchè non sei rimasto un altro po’ per pescare di più?” chiede l’americano.
Il messicano gli spiega che quanto pescato e’ sufficiente a soddisfare i propri bisogni e quelli della sua famiglia.
L’americano chiede “Ma cosa fai con il resto del tuo tempo?”
“Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei bambini, e faccio la siesta con mia moglie. La sera poi, esco e vado ad incontrarmi con gli amici nel villaggio, bevo qualcosa con loro, e suoniamo e cantiamo insieme…. insomma ho una vita intensa.”
L’americano lo interrompe: “Io ho un dottorato conseguito ad Harvard, e faccio il consulente, io ti posso aiutare! Dovresti iniziare a pescare un po’ piu’ a lungo ogni giorno. Cosi’ potrai vendere il pesce in piu’ che hai pescato.
Con il guadagno potrai comprarti una barca piu’ grande. La barca piu’ grande portera’ piu’ soldi e potrai acquistare una seconda barca e poi una terza finché non avrai una flotta di pescherecci.
Invece di vendere i tuoi pesci alle persone, potresti contattare direttamente l’industria alimentare per vendere loro i pesci e forse un domani aprire un proprio impianto alimentare.
Potrai lasciare questo piccolo villaggio e trasferirti a Citta’ del Messico, a Los Angeles o anche a New York. Da li’ dirigere la tua grande industria.”
“E quanto tempo ci vuole?” chiede il messicano.
“Venti, forse venticinque anni” rispose l’americano.
“E dopo?”
“E dopo? E’ qui che la cosa si fa interessante” risponde l’americano ridendo.
“Quando il tuo volume d’affari crescera’, potrai iniziare a vendere azioni ed a guadagnare milioni!”
“ E dopo?”
“Dopo potrai andare in pensione, andare a vivere in un piccolo villaggio sulla costa, dormire fino a tardi, giocare con i nipoti, pescare un paio di pesci, fare la siesta, e passare le tue serate a bere e a divertirti con gli amici…”
"ahh ahh ahh ahhhh"
Grazie per i commenti.
Un tturista americano fa i complimenti ad un pescatore messicano sulla qualità del pesce e gli chiede quanto tempo ha impiegato per pescarlo.
“Poco tempo” risponde il messicano.
“Ma allora, perchè non sei rimasto un altro po’ per pescare di più?” chiede l’americano.
Il messicano gli spiega che quanto pescato e’ sufficiente a soddisfare i propri bisogni e quelli della sua famiglia.
L’americano chiede “Ma cosa fai con il resto del tuo tempo?”
“Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei bambini, e faccio la siesta con mia moglie. La sera poi, esco e vado ad incontrarmi con gli amici nel villaggio, bevo qualcosa con loro, e suoniamo e cantiamo insieme…. insomma ho una vita intensa.”
L’americano lo interrompe: “Io ho un dottorato conseguito ad Harvard, e faccio il consulente, io ti posso aiutare! Dovresti iniziare a pescare un po’ piu’ a lungo ogni giorno. Cosi’ potrai vendere il pesce in piu’ che hai pescato.
Con il guadagno potrai comprarti una barca piu’ grande. La barca piu’ grande portera’ piu’ soldi e potrai acquistare una seconda barca e poi una terza finché non avrai una flotta di pescherecci.
Invece di vendere i tuoi pesci alle persone, potresti contattare direttamente l’industria alimentare per vendere loro i pesci e forse un domani aprire un proprio impianto alimentare.
Potrai lasciare questo piccolo villaggio e trasferirti a Citta’ del Messico, a Los Angeles o anche a New York. Da li’ dirigere la tua grande industria.”
“E quanto tempo ci vuole?” chiede il messicano.
“Venti, forse venticinque anni” rispose l’americano.
“E dopo?”
“E dopo? E’ qui che la cosa si fa interessante” risponde l’americano ridendo.
“Quando il tuo volume d’affari crescera’, potrai iniziare a vendere azioni ed a guadagnare milioni!”
“ E dopo?”
“Dopo potrai andare in pensione, andare a vivere in un piccolo villaggio sulla costa, dormire fino a tardi, giocare con i nipoti, pescare un paio di pesci, fare la siesta, e passare le tue serate a bere e a divertirti con gli amici…”
"ahh ahh ahh ahhhh"
Grazie per i commenti.
mercoledì 3 settembre 2014
martedì 2 settembre 2014
Warka Water
http://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/nel-mondo/warka-water-acqua-potabile-etiopia-776.html
IL PROGETTO DELLA TORRE DI GIUNCOLa torre dell’acqua ha una struttura reticolare a maglia triangolare realizzata con il giunco, materiale naturale facilmente reperibile e può essere costruita facilmente dagli abitanti stessi. All'interno della torre, alta 9 metri, è alloggiata una rete realizzata con un tessuto speciale, polietilene tessile, in grado di raccogliere l'acqua potabile dell'aria tramite condensazione.
L'ISPIRAZIONE
Il progetto italiano raccoglie al suo interno i segni di diverse fonti di ispirazione, che uniscono l'aspetto sociale, ecologico ed estetico.
Il nome Warka scelto per il progetto, deriva dalla lingua etiope ed identifica un grande albero di fico, che nella tradizione è simbolo di fecondità e generosità.
Gli architetti italiani Arturo Vittori e Andreas Vogler dello studio Architecture and Vision, hanno sviluppato, con il sostegno del Centro Italiano di Cultura di Addis Abeba e la EiABC (Ethiopian Institute of Architecture, Building Construction and City Development) il progetto “Warka Water”, una torre di raccolta dell'acqua realizzata a mano e con materiali naturali. Il progetto, presentato per la prima volta alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2012, è rivolto alle popolazioni rurali dei paesi in via di sviluppo, dove le condizioni infrastrutturali ed igieniche rendono l'accesso alla acqua potabile quasi impossibile.
Design for the other 90%: invenzioni per portare acqua e luce a chi non ne ha
In particolare nelle aree montane dell'Etiopia le donne e i bambini sono costretti a percorrere lunghi percorsi a piedi per approvvigionarsi da fonti la cui sicurezza dell'acqua è compromessa dal rischio di contaminazione dovuto alla condivisione delle fonti con il bestiame. Questa situazione comporta, oltre ad un elevato rischi per la salute, un aggravio notevole di lavoro per le donne già impegnate in molteplici mansioni domestiche ed accentua l'impossibilità per i bambini e le donne stesse di accedere all'educazione scolastica.
Il “Warka Water” si pone come soluzione alternativa per risolvere almeno in parte questa situazione.
In particolare nelle aree montane dell'Etiopia le donne e i bambini sono costretti a percorrere lunghi percorsi a piedi per approvvigionarsi da fonti la cui sicurezza dell'acqua è compromessa dal rischio di contaminazione dovuto alla condivisione delle fonti con il bestiame. Questa situazione comporta, oltre ad un elevato rischi per la salute, un aggravio notevole di lavoro per le donne già impegnate in molteplici mansioni domestiche ed accentua l'impossibilità per i bambini e le donne stesse di accedere all'educazione scolastica.
Il “Warka Water” si pone come soluzione alternativa per risolvere almeno in parte questa situazione.
La struttura pesa solo 60 kg, è composta da 5 moduli che possono essere installati dal basso verso l'alto da 4 persone senza la necessità di ponteggi, data la sua leggerezza il sistema deve essere fissato al terreno. “Warka Water” può raccogliere fino a 100 litri di acqua potabile al giorno.


Foto in alto: © Gabriele Rigon
Il progetto italiano raccoglie al suo interno i segni di diverse fonti di ispirazione, che uniscono l'aspetto sociale, ecologico ed estetico.
Il nome Warka scelto per il progetto, deriva dalla lingua etiope ed identifica un grande albero di fico, che nella tradizione è simbolo di fecondità e generosità.
Allo stesso tempo Warka, nella cultura pastorale etiope, designa il luogo di aggregazione e istruzione della comunità. Purtroppo a causa del progressivo disboscamento di queste aree la scomparsa di questi alberi e dell'identità culturale ad essi legata sembra inevitabile.

Da un punto di vista ecologico, il sistema trae ispirazione dal piccolo coleottero Namib, copiando le sue strategie di adattamento al clima. Il piccolo insetto raccoglie l'acqua del deserto facendo condensare l'umidità sul suo addome, dove si trasforma in piccole gocce, che scivolando sul dorso idrorepellente, raggiungono la bocca.


Infine, da un punto di vista estetico gli architetti si sono ispirati all'artigianato tradizionale etiope ed alle nasse tradizionali utilizzate nel Mediterraneo.
La speranza è quella di poter iniziare a diffondere nel 2015 le Warka Water nei territori rurali etiopi.
Immagini | © architecture and vision
La speranza è quella di poter iniziare a diffondere nel 2015 le Warka Water nei territori rurali etiopi.
Immagini | © architecture and vision
martedì 5 agosto 2014
Vesuvio - Angelo de Falco - Zezi - Spakka Neapolis
Si mont' o si 'ma mont' 'e na jastemm'
Si 'a morte si 'na mort' ca' po' tremm'
Montagna fatta 'e lava 'e cient' len' (gue)
Tu tien' 'mman a te' sta vita meja
So pizz' 'e case o so pizz' 'e galera
addò staje chiuse d'a matina a sera
si' o purgatorio 'e tutt' chesta 'ggente
ca vive dint' e barrache e vive 'e stient'
si fumm' o si nun fumm' 'o faje rumore
'o fuoco che te puort' dint' o core
quann' fa notte 'e o ciel' se fa scur'
sul' o ricordo 'e te ce fa paura
chi campa 'nsiene 'a te, te para' nient'
si jesce pazz è pazz overamente
l'unica verità pe' tutt' quante
sarria chell' 'e fui'
ma po' addo' jamm' , primma ca tocca juorno
dopp' tant' stu' ffuoco e lava ce port' tutt' quant'
a 'mmiez' a via
(strumentale)
chi campa 'nsiene 'a te, te para' nient'
si jesce pazz è pazz overamente
l'unica verità pe' tutt' quante
sarria chell' 'e fui'
Si 'a morte si 'na mort' ca' po' tremm'
Montagna fatta 'e lava 'e cient' len' (gue)
Tu tien' 'mman a te' sta vita meja
So pizz' 'e case o so pizz' 'e galera
addò staje chiuse d'a matina a sera
si' o purgatorio 'e tutt' chesta 'ggente
ca vive dint' e barrache e vive 'e stient'
si fumm' o si nun fumm' 'o faje rumore
'o fuoco che te puort' dint' o core
quann' fa notte 'e o ciel' se fa scur'
sul' o ricordo 'e te ce fa paura
chi campa 'nsiene 'a te, te para' nient'
si jesce pazz è pazz overamente
l'unica verità pe' tutt' quante
sarria chell' 'e fui'
ma po' addo' jamm' , primma ca tocca juorno
dopp' tant' stu' ffuoco e lava ce port' tutt' quant'
a 'mmiez' a via
(strumentale)
chi campa 'nsiene 'a te, te para' nient'
si jesce pazz è pazz overamente
l'unica verità pe' tutt' quante
sarria chell' 'e fui'
sabato 21 giugno 2014
venerdì 20 giugno 2014
Reprimere la tratta dei negri (1839)
Reprimere la tratta dei negri (1839)
Sapevate che Ferdinando II volle contrastare la "tratta de' negri", giudicandola un traffico abbominevole. Così, in effetti, fece nell'autunno del 1839, allorché promulgò la Legge per prevenire e reprimere i reati relativi al traffico conosciuto sotto il nome di Tratta de' negri. Composta di 15 articoli, la Legge prevedeva pene diverse a seconda che il bastimento utilizzato per la tratta fosse bloccato prima della partenza o preso dopo, in mare, senza aver però compiuto il traffico. Potevano beneficiare di sconti di pena sostanziale i membri dell'equipaggio che avvisavano per tempo la pubblica sicurezza, ma tali benefici non valevano mai per l'armatore, per il capitano, per gli ufficiali, per il proprietario, l'assicuratore e il prestatore di capitali. Incorreva nelle sanzioni anche chi fabbricava, vendeva o acquistava i ferri da utilizzarsi nella tratta. La pena era più grave, poi, se qualcuno dei negricompresi nel traffico fosse stato fatto oggetto di maltrattamenti o di omicidio. La Gran Corte criminale, cui era preposto il giudizio in merito, aveva anche il compito di provvedere alla liberazione degli schiavi di colore, ai quali era data, gratuitamente, copia legale della decisione di libertà. La legge prevedeva, infine, che i proventi della vendita dei bastimenti e dei beni confiscati servissero alla piena attuazione dei trattati stipulati con la Francia e con la Gran Bretagna proprio per arginare l'abominevole traffico.
lunedì 9 giugno 2014
mercoledì 4 giugno 2014
Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
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