domenica 27 ottobre 2013

Riflessioni - corollario della competitività

Corollario della competitività.

Lunedì ho corso più del manovale,
ed il leone ha mangiato il manovale,
Martedì ho corso più del vicino di casa,
ed il leone ha mangiato il vicino,
Mercoledì ho corso più di mio cugino.
ed il leone ha mangiato mio cugino,
Giovedì ho corso più di mio fratello,
ed il leone ha mangiato mio fratello,
Oggi Venerdì..., Venerdì...non c'è più  nessuno,
ed ora corro più velocemente di chi?

 Antonio G. Mancino.

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sabato 5 ottobre 2013

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giovedì 21 marzo 2013

José Pepe Mujica,Presidente dell’Uruguay

José Pepe Mujica, Presidente dell’Uruguay:


 José Pepe Mujica. In un mondo in cui la gente si scanna per il potere, per l’accumulo di beni materiali, lui, Presidente dell’Uruguay, si trattiene solo 485 dollari dello stipendio per vivere e destina gli altri 7500 alla beneficenza. Vive di poco, anzi di pochissimo, in una vecchia fattoria senza neppure l’acqua corrente, ma solo l’acqua del pozzo. È vegetariano, è sposato, ha un cane. Se non fosse per due energumeni che gli montano la guardia all’inizio della proprietà, nessuno potrebbe immaginare che lì ci vive il presidente della nazione. Alla BBC ha dichiarato “Mi chiamano il presidente più povero, ma io non mi sento povero. I poveri sono coloro che lavorano solo per cercare di mantenere uno stile di vita costoso, e vogliono sempre di più. E’ una questione di libertà. Se non si dispone di molti beni allora non c’è bisogno di lavorare per tutta la vita come uno schiavo per sostenerli, e si ha più tempo per se stessi”. Mujica ha un passato di sinistra nei Tupamaros, un famoso gruppo di combattenti che si ispirava negli anni sessanta-settanta del secolo scorso alla rivoluzione cubana. Per la sua fede ha trascorso 14 anni in carcere.
È qualunquista fare un raffronto tra Mujica ed il nostro comunista  migliorista Napolitano, che vive al Quirinale e guadagna 239.192 euro all’anno, aumentati di 8.835 euro nell’anno in corso?
È qualunquista fare un raffronto tra Mujica, che ha rischiato la vita e conosciuto la galera e che dichiara che un politico dovrebbe vivere come la maggioranza dei propri concittadini, con i nostri ex comunisti ed attuali neoliberisti D’Alema, con il suo yacht ormeggiato a Gallipoli, o Fassino,sindaco della città più indebitata d’Italia, con il suo reddito imponibile (anno 2010) di 126.452 euro?
Sì, avete ragione, è qualunquista. Scusatemi. Ed allora veniamo al mio campo: l’ambiente. Mujica ha pronunciato a braccio alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20, il 21 giugno 2012, un discorso rivoluzionario, come solo i grandi uomini sanno pronunciare, in cui ha denunciato l’assurdità del mondo in cui viviamo. Questi alcuni passi del suo discorso: “Veniamo alla luce per essere felici. Perché la vita è corta e se ne va via rapidamente. E nessun bene vale come la vita, questo è elementare. Ma se la vita mi scappa via, lavorando e lavorando per consumare un plus e la società di consumo è il motore, perché, in definitiva, se si paralizza il consumo, si ferma l’economia, e se si ferma l’economia, appare il fantasma del ristagno per ognuno di noi. Ma questo iper consumo è lo stesso che sta aggredendo il pianeta. I vecchi pensatori – Epicuro, Seneca o finanche gli Aymara – dicevano: povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più. Queste cose che dico sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana; dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, dell’attenzione ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l’elementare. Precisamente. Perché è questo il tesoro più importante che abbiamo: la felicità!”
Esattamente quello che la saggezza suggerirebbe agli uomini: l’attuale modello di vita occidentale è sbagliato. Ma non bisogna cambiarlo perché un giorno neanche tanto lontano porterà all’estinzione dell’intera umanità: e chissenefrega, tutte le specie nascono e muoiono.Bisogna cambiarlo perché non porta la felicità oggi, in questo momento.
Ovviamente, il discorso del grandissimo José Pepe Mujica non ha avuto quasi risonanza sui media. Forse perché andava controcorrente rispetto a quanto pensano e dicono i grandi della Terra, controcorrente rispetto a globalizzazione e sviluppo? Ops, scusatemi, sono di nuovo caduto nel qualunquismo.

domenica 15 aprile 2012

Ciucciopolitana

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Emblematico

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mercoledì 14 marzo 2012

CIUCCI E CORSI



SOCIO AMBIENTALE PRUNO


CORSI PER CIUCCI LIBERI E DE-RAGLIANTI
14-15 Aprile: ONOTERAPIA - Attività di Mediazione con l'Asino nei percorsi ri-educativi e riabilitativi.
21-22 Aprile: ONODIDATTICA - Attività di Mediazione con l'Asino nei percorsi educativi.
9-10 Giugno: ONOTREKKING - Il trekking someggiato e non

“Accademia dei Saperi…de-Raglianti” - PERCORSI FORMATIVI IN MERITO ALLE ATTIVITA' DI MEDIAZIONE CON L'ASINO. PERCHE’ UN’ACCADEMIA: Oggi sempre di più le nuove scoperte scientifiche, basano le attività cognitive - relazionali su nuove metodologie, riconoscendo un valido supporto alla Pet Therapy e in particolare, per talune situazioni, alle Attività di Mediazione con l'Asino. Molte, oggi, sono le richieste delle Attività di cui sopra da parte di Privati ed Aziende Pubbliche, nasce quindi l’esigenza di una formazione approfondita, continua ed elaborata (per offrire Servizi di Alta Qualità Professionale, visto anche il delicato settore di intervento). Le esperienze formative punteranno a trasferire saperi e competenze (teorico-pratiche) da integrare a quelle già in possesso del corsista per lo svolgimento di programmi operativi indirizzati alla Cura ed al Benessere delle persone ed è rivolto a chi, a vario titolo, desidera acquisire nuovi strumenti da utilizzare a supporto delle attività psico - pedagogiche e psico - sociali. Le esperienze formative forniranno le nozioni fondamentali per: comprendere il linguaggio dell'asino e soddisfarne i bisogni, avvalendosi di un "compagno di lavoro" affidabile e motivato. Approfondire le potenzialità e le azioni delle varie aree di interesse formativo (Attività di Mediazione con l'ausilio dell'asino nei Percorsi educativi, ri-educativi e riabilitativi, Trekking someggiato...). Per Sperimentarsi nella relazione con l’asino durante il maneggio e gli incontri, riconoscendone le caratteristiche di "Ruolo" quale Focus Motivazionale, Elemento di Condivisione, Fattore Diversivo, Soggetto di Accreditamento, Luogo di Proiezione. Il percorso formativo si articolerà in più momenti (guidati da docenti diversi, esperti nei vari ambiti). Molto spazio verrà dato alla sperimentazione diretta. Sono pertanto previste dimostrazioni ed esercitazioni guidate, affinché il futuro operatore apprenda le varie modalità di interazione per la gestione dell’incontro con gli utenti. In quanto, oltre a trasferire teorie si punterà ad arricchire il bagaglio dei corsisti attraverso attività di Simulazione, Ricerca-Azione, Laboratori Attivi, Dibattiti Partecipativi, Esperienze Dirette approfondite ed elaborate, per dare loro la possibilità di confrontare le proprie esperienze apprendendo, al contempo, modelli operativi da poter riproporre nelle sedi in cui andranno ad operare ma soprattutto sperimentarsi direttamente (al fine di tessere esperienze di e-ducazione e ri educazione nel senso etimologico del termine: e-ducere=portare fuori, fare emergere il proprio vissuto interiore). Direttore dell’Accademia - Responsabile Tecnico: Roberta Viggiani. Responsabile Organizzativo - Supervisore delle attività di tirocinio: Alessandro Buonerba. DOCENTI: Roberta Viggiani. Referee Pet Operator in Zooantropologia Assistenziale, Referee Pet Operator in Zooantropologia Didattica. Operatrice A.M.A.* - nelle attivita’ educative, ri-educative. *Attivita' di Mediazione con l'Asino www.movimentozoe.it Da più di 10 anni approfondisce percorsi e pratiche volti alla cura e al benessere dell'individuo, esplorando metodi che portano a "mettersi in gioco" e in cui l'incontro con la multiformità del mondo animale (l'asino in primis) diventa fondante per sancire i predicati stessi del nostro essere umani. Presta le sue competenze (comprovate e riconosciute) presso Centri specializzati e Strutture private che promuovono, tra i loro percorsi, Attivita' di Mediazione con l'Asino (sia in ambito educativo che ri-educativo, riabilitativo). Lavora, inoltre, all'organizzazione e svolgimento di Corsi di formazione per Operatori. Damiano Biscossi. Operatore A.M.A.* - esperto in doma dolce. http://www.donkeyproject.it/ Con passione sin dal 1996 ha iniziato a formare Operatori nel primo approccio all'asino. Ha realizzato un format di Corso che ad oggi viene utilizzato in diversi Centri. Si e' sempre dedicato al disagio tramite l'asino interfacciandosi con pazienti psichiatrici, ragazzi autistici e con sindrome di down, adolescenti e scolaresche. Raffaele Principi. Guida ambientale, Operatore A.M.A.* - esperto in trekking s., Maniscalco per asini. www.compagniadeicammini.it/it/profiles/Raffaele_Principi/ Lavora da anni con passione con i propri asini sviluppando trekking s. lungo i Monti Lepini, recuperando antichi percorsi di transumanza, pellegrinaggio e commercio. Ha sviluppato diversi basti con materiali ultraleggeri. Fa parte dello Staff operativo della “Compagnia dei Cammini”. Alessandro Buonerba: Operatore A.M.A.*, Presidente dell’Associazione “A Ruota Libera onlus” (tra le fondatrici dell’Accademia), Direttore del Centro “Asino chi Legge” (sede dell’Accademia formativa). www.aruotaliberaonlus.it/ www.biriciclabile.it/page.php?id=2 CONSULENZE: Psicologi, Educatori, Esperti in Zooantropologia (Professionisti ed Operatori con esperienza e competenze tecniche nelle varie aree di interesse del Corso). COM’ E’ STRUTTURATA L’ACCADEMIA: L’Accademia è strutturata in vari Step-formativi, al fine di “accompagnare” il corsista nella sua esperienza conoscitiva e nell’apprendimento di nozioni via via più approfondite. Sarà lui stesso, dopo l’esperienza del Corso introduttivo, a decidere se proseguire o meno nella sua formazione. Il corsista non “compra un pacchetto” a scatola chiusa, l’esperienza formativa è un momento di crescita personale in cui è la persona stessa a scegliere in base alle proprie esigenze, sperimentando in itinere la qualità del percorso proposto e riconfermandone la fiducia attraverso il suo interesse. Una volta concluso il percorso l’Accademia continuerà a seguire e supportare il neo-Operatore attraverso la diffusione di proposte-offerte, iniziative interessanti (proprie o di Privati/Enti/Associazioni selezionati) e la gestione di un forum online affiancato da una costante disponibilità telefonica e diretta, nonchè facilitandone l’inserimento nel mondo del lavoro attraverso attività di Tirocinio e/o Pratiche di Campo e mettendo a disposizione i propri contatti e la propria Rete di Asinerie scelte (Rete Asinerie: “Asinerie de-Raglianti” – si consiglia la lettura della CARTA DI INTENTI tra Asinerie e dei doc affini. Richiederli se interessati). QUALI SONO GLI STEP-FORMATIVI: 1) CORSO INTRODUTTIVO ALLE ATTIVITA’ DI MEDIAZIONE CON L’ASINO nei percorsi di Cura e Benessere della persona: per dare un quadro generale della materia e destare interesse nel corsista, motivandolo a proseguire nel percorso intrapreso. E’ strutturato in 5 giornate formative di 8 ore ciascuna da svolgersi in 3 fine settimana. Viene attivato due volte l’anno. Monte ore (di formazione): 40 ore. Periodi di svolgimento: MAGGIO e OTTOBRE (orientativamente). Luogo: Nettuno – Roma (c/o L’Asineria “Asino chi Legge”). Attestato di frequenza a fine Corso. 2) CORSI DI APPROFONDIMENTO: per completare la formazione del futuro Operatore, approfondendo le varie aree di interesse della materia (Onoterapia, Onodidattica, Onotrekking) attraverso attività di simulazione in campo, sperimentazione diretta, simulazioni di progetto etc. Sono strutturati in 2 giornate formative di 8 ore ciascuna da svolgersi in 1 fine settimana. Vengono attivati una volta l’anno (al max due se le richieste sono numerose). Monte ore (di formazione) per ciascun Corso di app.: 16 ore. Periodo di svolgimento: MAGGIO/GIUGNO (orientativamente). Luogo: Nettuno – Roma (c/o L’Asineria “Asino chi Legge”). Attestato di frequenza a fine Corso. (MAGGIO - 16 ore) ONOTERAPIA - Attività di Mediazione con l'Asino nei percorsi ri-educativi e riabilitativi. (GIUGNO - 16 ore) ONODIDATTICA - Attività di Mediazione con l'Asino nei percorsi educativi. (GIUGNO - 16 ore) ONOTREKKING - Il trekking someggiato e le sue valenze: come, dove, quando… I Corsi si svolgono nel Lazio o “itineranti” sul territorio nazionale, in quei luoghi e in quelle strutture (fattorie sociali, asinerie…), i cui referenti ne fanno esplicita richiesta. I Corsi “itineranti” vanno valutati in base alle caratteristiche della struttura che ospita il percorso formativo. In questi casi sia la cadenza che la struttura del Corso possono subire variazioni. Contattarci per i dettagli. Il Corso introduttivo è propedeutico ai successivi (altrimenti possono essere valutate le candidature ai Corsi di approfondimento di chi ha già sostenuto, con altre Associazioni/Enti, Corsi affini al Corso introduttivo da noi proposto, dimostrabili con la presentazione dell’attestato di partecipazione). Nota: I Corsi di approfondimento possono essere svolti separatamente in periodi diversi oppure, prenotandoli insieme, nella stessa sessione con uno SCONTO rispetto alla precedente opzione (140 euro singolarmente, 350 euro prenotandoli insieme. Contattarci per i dettagli). Alla fine di ogni Corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione, mentre al termine del percorso completo (Corso introduttivo + Corsi di approfondimento) verrà rilasciato il Certificato di: “Operatore nelle Attività di Mediazione con l’Asino nei Percorsi educativi, ri-educativi, riabilitativi e ludico-turistici” (per un Monte ore complessivo di: 88 ore di formazione teorico-pratiche + un Monte ore dedicato al Tirocinio da concordare a fine percorso con il Responsabile). Tale attestato verrà rilasciato previo superamento di una Verifica finale di cui i dettagli più avanti. Per i Corsi consultare (periodicamente) il sito www.movimentozoe.com (al link formazione e corsi). PROGRAMMI CORRISPONDENTI E ALTRE INFO IMPORTANTI: 1) CORSO INTRODUTTIVO ALLE ATTIVITA' DI MEDIAZIONE CON L'ASINO nei percorsi di Cura e Benessere della persona. Sba-Ragliando i pregiudizi sull'asino... Il Corso si articolerà in tre momenti formativi e in luoghi differenti (a volte) per dare al corsista la possibilità di confrontarsi con più realtà, condizioni di lavoro, contesti ambientali (con diverse potenzialità e problematiche). Arricchendo, così, il suo bagaglio di esperienza. Ogni momento verrà guidato da un Esperto. MODULO I (primo fine settimana) Sba-Ragliamo i pregiudizi sull'asino. Non piu' Somaro ma compagno di lavoro! Sabato e domenica - 9:30 - 18:30 MODULO II (secondo fine settimana) Impariamo a comprenderci e giochiamo insieme! Sabato e domenica- 9:30 - 18:30 MODULO III (terzo fine settimana-domenica) Mettiamoci in cammino con lui! Domenica - 9:30 - 17:00 Nota: possibilità, qualora la stagione e le condizioni lo permettano, di organizzare un’esperienza/percorso di trekking s. di 2 gg con pernotto in tenda (la proposta verrà eventualmente comunicata ai corsisti prima della loro iscrizione). Per dare al corsista la possibilità di confrontarsi con diverse esperienze: pratiche ed emozionali. Programma Modulo I NUOVE "COLLABORAZIONI" tra Uomo e Asino. All'Asino è toccata, negli ultimi anni, l'etichetta del diverso perchè da sempre stigmatizzato come espressione della stupidità. Di fatto l'immaginario dell'asino porta in superficie tutti i tratti meno apprezzati dall'uomo. Oggi c'è chi torna a prendersi cura dell'asino (che c'è in lui). Accettando il suo essere diverso da chi galoppa a briglie sciolte! Sedotto dall' asino perchè ci si riconosce e nutre il desiderio di non rincorrere più i tratti irraggiungibili dell'uomo ma di recuperare quelli tralasciati per ridargli dignità. Riscattare il pregiudizio legato all'asino vuol dire riscattare il pregiudizio legato alle "diversità". Rifletteremo su: Tipologie di interazioni Uomo - Asino: dalla concezione magico- totemica ed economico-funzionale alla concezione etico-relazionale. Uomo e Asino...una lunga amicizia. Caratteristiche dell'asino nella relazione. Cenni sulle valenze educative, ri-educative, riabilitative che la relazione con l'asino supporta. Come “sancire” la relazione ed arbitrare gli incontri. Cenni rispetto all’organizzazione degli interventi. Programma Modulo II ASINI E NOI. Come l'asino puo' aiutarci a comprendere noi stessi e gli altri. Nell'ambito dei rapporti Uomo-Animale, l'asino proprio per le sue caratteristiche sociali, silenziose, lente, ci permette di entrare in contatto con noi stessi e con il gruppo in modo del tutto naturale. Di riscoprire cio' che gia' conosciamo dalla nascita come ad esempio la capacita' di comunicare attraverso il corpo. Durante questo fine settimana ci conosceremo e sperimenteremo attraverso giochi, simulazioni ed esperienze dirette con gli asini, per provare a: Comprenderci utilizzando il linguaggio del corpo. Creare situazioni per elicitare la relazione. Sperimentare il silenzio e le potenzialità dell’incontro. Condividere l'esperienza in gruppo. Provare a gestire le relazioni a tre con l'asino. Acquisire strumenti per la strutturazione dei percorsi. Utilizzare la scrittura e la narrazione per descrivere l'esperienza. Se possibile: incontro con gli ospiti delle Coop. Sociali che collaborano con l'Accademia. Esperienze dirette in campo. Programma Modulo III IN CAMMINO CON L'ASINO. Metodi ed Esperienze di Trekking Someggiato. Durante il Corso verrà, inoltre, proposta un’escursione guidata con gli asini nella quale sperimentare le valenze (educative, emozionali…) dell’esperienza. Considerato che: il trekking s. è un momento ideale per mettersi alla prova in un contesto dinamico e di gruppo nel quale imparare a lavorare "con" l'asino, leggere le diverse situazioni che si propongono, superare gli imprevisti, vivere momenti di “libertà” emotiva in armonia con l’ambiente. Attraverso questa esperienza si vuole dare un quadro degli adempimenti da seguire prima e durante un trekking s., sia normativi che relativi alla salute dell'asino. Ci soffermeremo sulla scelta delle attrezzature, sulla sicurezza e la programmazione delle uscite differenziate. In sintesi: Maneggio dell'asino e cura dello zoccolo (dimostrazioni). Attrezzature: cosa portare e come sceglierle. Basti e finimenti. Cenni di progettazione-itinerario. Cenni rispetto al quadro normativo di riferimento. Valutazione dei rischi e strategie di risoluzione. COSTI La partecipazione al Corso ha un costo totale di 300,00 euro (pax). E' possibile (concordandolo e verificandone la possibilità, contattarci per questo) la singola partecipazione all'esperienza di trekking (Modulo III): costo 50 euro (pax). È prevista una quota di iscrizione da versare previo bonifico bancario. Contattare Alessandro Buonerba per le modalità di pagamento. 2) ONOTERAPIA - Attività di Mediazione con l'Asino nei percorsi ri-educativi e riabilitativi. Sabato: - Principali ambiti di intervento. - Come strutturare un progetto di Onoterapia dall’incontro con i Centri alla definizione degli obiettivi fino alla pianificazione e Verifica delle attività. - Materiali utili (schede, giochi,…) - Analisi di progetti già svolti. - Simulazione-Progettazione. Domenica: - Organizzazione del Set e del Setting. - Simulazioni di seduta (in campo) divisi in gruppi di lavoro. - Analisi delle attività svolte. COSTI La partecipazione al Corso ha un costo di 140 euro (pax). SCONTO se si prenotano insieme i 3 Corsi di approfondimento (vedi su alla fine del paragrafo: quali sono gli step-formativi…) È prevista una quota di iscrizione da versare previo bonifico bancario. Contattare Alessandro Buonerba per le modalità di pagamento. 3) ONODIDATTICA - Attività di Mediazione con l'Asino nei percorsi educativi. Sabato: - Principali ambiti di intervento. - Come strutturare un progetto di Onodidattica dall’incontro con le insegnanti alla definizione degli obiettivi fino alla pianificazione delle attività. - Materiali utili (giochi, schede…) - Analisi di progetti già svolti. - Simulazione-Progettazione. Domenica: - Organizzazione del Set. - Simulazioni in campo e in aula divisi in gruppi di lavoro. - Analisi delle attività svolte. Se possibile incontro con una scolaresca. COSTI La partecipazione al Corso ha un costo di 140 euro (pax). SCONTO se si prenotano insieme i 3 Corsi di approfondimento (vedi su alla fine del paragrafo: quali sono gli step-formativi…) È prevista una quota di iscrizione da versare previo bonifico bancario. Contattare Alessandro Buonerba per le modalità di pagamento. 4) ONOTREKKING - Il trekking someggiato e le sue valenze: come, dove, quando… (Raffaele Principi). Sabato: MATERIALI e ATTREZZATURE. - Cos’è il basto. - Materiali/attrezzature utili. - Morfologia dell’asino. - Utilizzi del basto. - Corretto bilanciamento del carico. - Costruiamo un basto di emergenza (dimostrazione assemblaggio). Domenica: IL TREKKING SOMEGGIATO. - Differenziamo in base alle possibilità, al focus dell'intervento, alla tipologia di utenza. - Cos’è il trekking someggiato. - Preparazione, cura ed addestramento dell’ asino per il trekking. - Come unire asino e tecnologia. - Nuovi materiali e tecniche al servizio del trekking someggiato. - Cartografia ed orientamento. - La cura dello zoccolo: niente più ferratura. COSTI La partecipazione al Corso ha un costo di 140 euro (pax). SCONTO se si prenotano insieme i 3 Corsi di approfondimento (vedi su alla fine del paragrafo: quali sono gli step-formativi…) È prevista una quota di iscrizione da versare previo bonifico bancario. Contattare Alessandro Buonerba per le modalità di pagamento. ***(Per tutti i Corsi): VITTO E ALLOGGIO Per l'alloggio verranno fornite indicazioni relative a strutture agrituristiche e b&b vicino la sede del Corso. Per i pranzi e le cene proponiamo varie soluzioni a costi contenuti. Contattarci per maggiori informazioni. ATTREZZATURE CHE SI CONSIGLIA PORTARE Abbigliamento comodo (da poter sporcare), scarpe da trekking e/o stivali di gomma, guanti, giacca cerata (in caso di freddo o maltempo). Blocco e penna, 1 macchina fotografica digitale (consigliata ma non indispensabile), altro materiale specifico concordato in itinere con i vari docenti. Il Corso partirà previo raggiungimento del NUMERO MINIMO di 8-10 partecipanti. Il NUMERO MASSIMO di corsisti ammessi sarà di 15, per garantire la qualità formativa. ALTRO: TIROCINI e SETTIMANE-FORMATIVE: al termine del percorso formativo il neo-Operatore potrà sostenere un periodo di TIROCINIO in una delle Strutture da noi consigliate, concordandone l’iter con il Responsabile. Tale esperienza è indispensabile per preparare l’Operatore all’attività professionale. Durante il periodo di Tirocinio la sua attività verrà supervisionata e monitorata e tutto sarà strutturato in maniera tale da permettere al corsista di sperimentarsi con la realtà lavorativa ed apprendere al contempo modalità di approccio, modelli e tecniche. Prima o durante l’esperienza di Tirocinio il corsista potrà partecipare ad apposite SETTIMANE-FORMATIVE che verranno organizzate presso la sede dell’Accademia in periodi di volta in volta identificati e resi noti. Tali esperienze riguardano la partecipazione diretta alle azioni di pianificazione degli interventi e prime fasi operative in presenza dell’equipe multidisciplinare e dei Referenti esterni (educatori, psicologi, insegnanti…) parte attiva del progetto in fase di avvio. In questa sede di reale progettazione ed organizzazione degli interventi il corsista potrà osservare ed apprendere importanti nozioni e pratiche. Per la partecipazione all’esperienza è previsto il versamento di una quota di partecipazione (contattare Alessandro Buonerba per i dettagli). Obiettivi principali di tali esperienze: offrire al corsista l’opportunità di sperimentare i propri limiti e le proprie potenzialità e conoscenze apprese, nonché approfondire le caratteristiche del ruolo per cui si stà formando e del contesto lavorativo. Potrà inoltre acquisire notizie, informazioni e contatti necessari per effettuare una scelta consapevole relativamente al suo futuro. Il confronto, poi, con gli esperti che incontrerà potrà favorire la crescita e l’apprendimento riguardo ad aspetti socio-relazionali e organizzativi dell’esperienza lavorativa come: capire i ritmi che bisogna rispettare quando si lavora, risolvere praticamente i problemi che si presentano in ogni momento, interfacciarsi con le esigenze delle varie tipologie di utenza, collaborare con gli altri al fine di raggiungere un risultato di qualità, cercare un continuo miglioramento, conoscere le implicazioni socio-economiche della sua futura attività. FORUM: di prossima attivazione un forum online per continuare a seguire il neo-Operatore ed accompagnarlo nelle sue prime esperienze, nonché mantenere i contatti con gli Operatori formatisi all’Accademia permettendo loro di confrontarsi e scambiarsi esperienze, proposte, iniziative, opportunità lavorative. Le sezioni del forum riguarderanno ad esempio: offro-cerco lavoro, compro-vendo-regalo asini, formazione e tirocini, materiali didattici-schede, progetti in essere, news, bandi, etc… CONTATTI Alessandro Buonerba - alessandrobuonerba@yahoo.it – 3290955623 Roberta Viggiani – info@movimentozoe.com – 3334722342 APPROFONDIMENTI: “Operatore nelle Attività di Mediazione con l’Asino nei Percorsi educativi, ri-educativi, riabilitativi e ludico-turistici”. Profilo di riferimento: Operatore nelle Attività di Mediazione con l’Asino nei Percorsi educativi, ri-educativi, riabilitativi e ludico-turistici. (Operatore formato per arricchire il lavoro di cura e la promozione del benessere delle persone mediante l’ausilio dell’asino). Possibili ambiti di intervento: Strutture Pubbliche quali Case-Famiglia per adolescenti, Centri Residenziali, Strutture Ospedaliere (Ospedali Psichiatrici Giudiziari e altro) o di Ricovero, Comunità per tossicodipendenti, Centri Diurni per disabili, IPAB-Istituti di Pubblica Assistenza e Beneficienza (Centri Diurni Socio-Riabilitativi, Case Protette per anziani), C.S.M., Case Circondariali, sedi dei Presidi socio-sanitari A.U.S.L., Scuole, Istituti Superiori. Strutture private per disabili, le mura domiciliari di soggetti privati (per lo più adolescenti o bambini), Fattorie Sociali (costituenda Rete di fattorie che impiegano parte delle risorse agricole per accompagnare azioni terapeutiche, di riabilitazione, di inclusione sociale e lavorativa di persone svantaggiate). Responsabilità: individuare le situazioni in cui è possibile attuare gli interventi. Progettare/valutare gli stessi (relativamente al proprio ruolo). Mediare ed arbitrare l’incontro con gli utenti (assicurando la sicurezza di tutti, attraverso le competenze acquisite ed approfondite in itinere e la capacità di lavorare in equipe multidisciplinari). Descrizione sintetica delle competenze di base da acquisire: Indicazione per Saperi: Sapere (conoscenze) Conoscere gli elementi di base di zooantropologia teorica e applicata (assistenziale e didattica). Conoscere le caratteristiche dell’asino e gli elementi di etologia ad esso ricondotti (nonché gli aspetti storico-culturali legati all'asino). Conoscere le modalità di gestione dell’asino durante gli incontri e per la sua cura quotidiana. Conoscere le modalità di organizzazione del gruppo e preparazione degli animali e delle attrezzature per effettuare trekking s. con l’asino (differenziati in base al percorso, all’ambiente, alle esigenze del gruppo, agli obiettivi etc.) e le tecniche di animazione da attuare durante i percorsi per rendere gli stessi educativi ed innovativi. Conoscere le modalità di organizzazione del set e del setting durante gli incontri. Conoscere gli elementi di base per la: pianificazione-progettazione-verifica degli interventi. Conoscere le metodologie e i protocolli di base per la strutturazione delle attività (assistenziali, didattiche, ludico-ricreative) durante gli incontri. Conoscere gli approcci valutativi e le tecniche ri-abilitative. Conoscere le caratteristiche e le esigenzendelle tipologie di utenza con cui si andrà ad operare e le caratteristiche del contesto in cui ci si troverà ad intervenire ed acquisire competenze per (inter)agire in equipe su tutta la filiera del servizio che si andrà ad erogare. Saper fare (capacità e abilità operative) Diverse sono le competenze che caratterizzano questa figura. Saper lavorare in un gruppo nel quale confluiscono più professionalità. Saper porre attenzione a quei bisogni che la persona in difficoltà spesso non riesce ad esprimere. Saper documentare il proprio lavoro in modo utile anche per gli altri operatori. Sapersi relazionare positivamente con la persona per limitarne il disagio rispettandola e rispettando l'etica del proprio ruolo. Saper dare continuità alle attività di animazione che contribuiscono alla socializzazione. Saper stendere progetti/programmi di intervento (riconoscendone le valenze e riuscendo ad individuare, a seconda dei casi, gli obiettivi e le modalità in base all’utenza di riferimento e al contesto e avendo acquisito le competenze per modulare in itinere: programmi, set, setting etc.) Saper svolgere il ruolo di “mediatore” attraverso le metodologie apprese (che verranno riproposte o rielaborate). Saper gestire le Relazione “triangolative”. Saper “leggere il linguaggio” dell’animale-asino e saperne riconoscere i bisogni per essere in grado di soddisfarli (aumentando le percentuali di riuscita dell’intervento e abbattendo i rischi). Saper organizzare percorsi riabilitativi soggettivi e di gruppo. Saper essere (capacità e abilità comportamentali e attitudinali stimolate durante il Corso) Nell’ambito del saper essere appare di fondamentale importanza la capacità di relazione umana con la persona. Attraverso la promozione di processi e dinamiche interpersonali, individuali, di gruppo e collettive (sia rispetto all’utente, sia rispetto alle altre figure professionali con cui ci si trova ad operare, comunicando in modo partecipativo). Quindi i corsisti verranno stimolati a sperimentare le proprie capacità in merito a: Capacità di gestione di un gruppo. Competenze nella risoluzione dei problemi e gestione delle situazioni problematiche/conflittuali. Attenzione all’animale e rispetto delle esigenze degli animali coinvolti. Attenzione ai bisogni dell’utente. Capacità di rapportarsi con le persone. Verranno Stimolate, Esplorate, Approfondite: Pazienza e capacità di ascolto. Capacità autocritica. Disponibilità. Comprensione. Discrezione. Capacità di adattamento. Creatività. Obiettivi finali: Trasferire e suscitare esperienze che creano il vissuto di base affinché gli Operatori, a secondo del ruolo che rivestono, siano capaci di intervenire con consapevolezza nelle diverse fasi dell’erogazione del servizio e del monitoraggio delle attività. In pratica il Corso fornisce le conoscenze teoriche e pratiche finalizzate alla formazione e qualificazione dell’Operatore che dovrà: Conoscere le nozioni fondamentali per comprendere il linguaggio e il comportamento dell’asino (alias per entrare in comunicazione con l’animale e soddisfare i suoi bisogni nel momento opportuno, al fine di avvalersi di un “compagno di lavoro” affidabile e motivato) ed essere in grado di gestire l’asino durante gli incontri in maniera “mirata” e consapevole. Riconoscendone, tra l’altro, le caratteristiche di “Ruolo” quale focus motivazionale, elemento di condivisione, fattore diversivo, soggetto di accreditamento, luogo di proiezione. (Ancora) l’ Operatore dovrà confrontarsi con tutte le fasi della filiera del servizio che si andrà ad erogare (dalla fase progettuale a quella operativa). Sarà, quindi, formato alla conoscenza delle basi metodologiche (e delle corrispondenti valenze educative ed assistenziali) delle attività che andrà a proporre. Dovrà acquisire le conoscenze basilari di progettazione, programmazione e verifica degli interventi, nonché relative ai protocolli da attuare prima, durante e dopo gli incontri. Verrà, inoltre, stimolato il suo interesse affinchè approfondisca le tematiche oggetto del Corso (in visione di una formazione più approfondita, continua ed elaborata). Requisiti di ammissibilità al Corso: La partecipazione al Corso è aperta in via preferenziale alle categorie professionali esplicitate nella nota a fine paragrafo e al personale e ai dirigenti delle Strutture oggetto di ambito lavorativo ma anche a tutti coloro che sono motivati ad approfondire l’argomento ed esplorarlo con più metodologia. In pratica, a chi vuole operare in questa affascinante dimensione del settore sociale con motivazione e coscienza. Requisiti Preferenziali: appartenenza alle categorie professionali di cui sotto. Requisiti Obbligatori: aver compiuto la maggiore età ed essere in possesso di un Diploma di Scuola Media Superiore. Nota: lo svolgimento delle attività oggetto del Corso, è il risultato della collaborazione tra numerose figure professionali tra cui compaiono: Medico, Psicologo, Terapista della riabilitazione, Assistente sociale, Infermiere, Insegnante, Pedagogista, Educatore, Animatore, Psicomotricista, Veterinario, Etologo, zooantropologi, Volontari che operano lungo tutta la filiera del settore sociale, etc., che interagiscono sul campo (sia nella fase di progettazione e valutazione che nello svolgimento delle attività in qualità di operatori) ciascuna con il proprio specifico ruolo ma in modo complementare. Modalità didattiche: - Lezione frontale secondo i principi di: Gradualità nell’esposizione dell’argomento e nelle fasi di istruzione pratica; Adattamento dei ritmi dell’esposizione a quelli dell’apprendimento; Uso di un linguaggio condiviso dai partecipanti al corso; Ripetizione delle informazioni e dei concetti chiave; Comparazione tra le informazioni teoriche ed esempi, analogie, associazioni a situazioni pratiche; Focalizzazione costante dell’attenzione degli ascoltatori sugli aspetti chiave; Comunicazione visiva delle informazioni teoriche attraverso schemi, disegni, videotape, dimostrazioni multimediali; Spazio per le domande. - Laboratori (individuali e/o di gruppo) - Gioco - Manipolazione - Simulazione - Role-playng - Ricerca-azione - Brainstoming - Discussioni di gruppo - Case work - Attività di ricerca e osservazione sul campo - Visione di foto e filmati Il Corso prevede un’alternanza teoria/pratica costante per dare modo ai corsisti di sperimentarsi nelle attività a loro proposte e focalizzare l’attenzione sul Fare oltre che sulla Conoscenza. Sperimentare e Sperimentarsi in maniera tale da poter personalizzare il loro lavoro, partendo dal proprio vissuto esperienziale ed emozionale, e meglio riuscire a fornire agli utenti un servizio di qualità che non esula dalla conoscenza profonda dell’esperienza operativa che si mette in essere (durante gli incontri). La pratica avrà, quindi, un ruolo fondamentale in quanto non basta conoscere teoricamente i meccanismi di seduta, bisogna anche saperli realizzare in modo operativo (scegliendo i giusti collaboratori) e comprendere i benefici profondi dell’esperienza dopo averla vissuta. Solo in questo modo si può provare a strutturare con gli utenti incontri di “risonanza emotiva” per motivarli all’attività e garantire la qualità del percorso in termini di risultati. I corsisti saranno incoraggiati, inoltre, ad essere creativi e a sviluppare un’analisi critica relativa a libri, tecniche, idee. Verifica finale: Certifica l’avvenuto innalzamento degli standard culturali e formativi e l’acquisizione di competenze specifiche. Inoltre questa fase diventa una parte fondamentale della valutazione dell’intervento, confermando o meno l’efficacia del percorso formativo proposto. Modalità: la valutazione finale darà la possibilità, agli stessi corsisti, di sperimentarsi e ai docenti esaminatori di valutare con particolare attenzione ogni singolo allievo (dal punto di vista del Sapere, del Saper Fare e del Saper Essere) visto il delicato settore in cui si troveranno ad operare. Oggetto della valutazione saranno le competenze di base, trasversali e tecnico/operative apprese. Contenuti della Verifica finale (che comunque verranno esposti nel dettaglio durante il Corso, con largo anticipo rispetto alla data prevista): i corsisti, divisi in gruppi di lavoro, si sperimenteranno nella risoluzione di uno o più quesiti sottoposti loro dai docenti (nella mattina). Gli stessi verranno corretti e commentati con i docenti (nel pomeriggio) che sottoporranno loro domande ad hoc ed eventualmente richiederanno simulazioni delle attività oggetto della prova. Esempio: pianificazione di percorsi utilizzando le conoscenze e le metodologia apprese. Premiata oltre alla qualità e all’impegno, anche l’originalità. Alle discussioni dei singoli gruppi potranno assistere tutti gli altri ed, eventualmente, alla fine dell’intervento verrà dato spazio alle domande (in maniera tale da stimolare riflessioni critiche e fare in modo di trasformare anche il momento della Verifica finale in un momento formativo). Nota: la data della Verifica verrà comunicata tramite email (o telefonicamente). Quando: una volta l’anno. Periodo di svolgimento: giugno (orientativamente).

La preghiera dell' asino

Signore,ormai stiamo per scomparire...... 
Mi han detto che in Italia siamo rimasti in solli centomila...... 
E vero:siamo semplici asini.... 

Però il grande Omero ci ha cantati in versi sublimi 
e tu stesso uno di noi hai cavalcato! 

Conservaci , Signore! 
Che sarebbe il presepio senza asino? 
Che sarebbe il mondo? 

C'è sempre bisogno di qualche asino che tiri avanti il silenzio, 
senza mostrarsi in televisione; 
c'è sempre bisogno di qualche asino 
che sappia solo dare e mai prendere,
mai rubare! 

Signore, salva questi asini: 
sono essi che salveranno il mondo!

giovedì 16 febbraio 2012

Titina

 Se bella giu satore
Je notre so cafore
Je notre si cavore
Je la tu la ti la twah

La spinash o la bouchon
Cigaretto Portabello
Si rakish spaghaletto
Ti la tu la ti la twah

Senora pilasina
Voulez-vous le taximeter?
Le zionta su la seata
Tu la tu la tu la wa

Sa montia si n'amora
La sontia so gravora
La zontcha con sora
Je la possa ti la twah

Je notre so lamina
Je notre so cosina
Je le se tro savita
Je la tossa vi la twah

Se motra so la sonta''
Chi vossa l'otra volta
Li zoscha si catonta
Tra la la la la la la''

Grazie per i commenti.

lunedì 6 febbraio 2012

La ruota del criceto

La ruota del criceto gira, gira. Ci fermiamo solo per mangiare un po’ di cibo. Per dormire. E ogni mattina la ruota ci aspetta. Più muoviamo le nostre zampette, meno pensiamo. Un giorno scenderemo dalla ruota, apriremo la gabbia per inseguire i nostri sogni. Ma quando? Domani, dopodomani, l’anno che verrà? Vecchi con la pensione minima? Qual è il momento giusto per cambiare e provare a vivere se non ora? Il Passaparola di Simone Perotti, scrittore: Pensare, studiare, cambiare. (espandi | comprimi) Ciao agli amici del blog di Grillo, mi chiamo Simone Perotti, sono uno scrittore, ho lavorato per 19 anni in azienda, poi ho deciso di occuparmi soltanto di scrittura e di navigazione, per campare prima del successo dei miei libri, perlomeno ma tutt’ora faccio il marinaio, lo skipper, l’istruttore di vela, pulisco barche, faccio tutto quello che si può in mare.Le cose nella vita si fanno sempre per due ragioni: o per amore o per forza, in questo caso la decrescita non sarà più una scelta come da qualche anno è per molte persone, molto più di quello che pensiamo tra l’altro, ma sarà necessaria perché la grande promessa che avremmo tutti lasciato le campagne, poi addirittura lasciato le industrie, saremmo tutti vissuti nelle città, avremmo avuto tutti una cravatta, una scrivania, una macchinina, una casetta, una vita borghese come ci era stata promessa dal Sistema, questa promessa non verrà realizzata, non si può fare. Il sistema non drena più tutte le risorse lavorative che doveva inglobare, non può dare, non può più assicurare benessere come prometteva e quindi si è trattato di una truffa o quantomeno grave errore di valutazione. La cosa più grave e più spiacevole di questo periodo è osservare come gli attori di questo sistema, quelli che l’hanno pensato, studiato, che ne sono stati sacerdoti, non stanno facendo alcuna autocritica, perché capirei l’errore, anche ammettendo la buona sorte e la buonafede… però adesso evidentemente le cose sono troppo chiare, troppo palesi e bisognerebbe che qualcuno dicesse: “Ci siamo sbagliati!”. Un sistema come questo capitalismo che promette benessere a tutti, ma non lo mantiene, non lo si può realizzare, occorre rifondare questo capitalismo, ne parlava nel 1977 già Berlinguer, così come Pasolini, così come tanti altri. Non li abbiamo ascoltati, oggi è il momento dell’autocritica, né Monti, né nessun altro fa autocritica e questo non va bene, non si possono chiedere cambi di rotta senza che il comandante ammetta di averla sbagliata in partenza. Questa decrescita necessariamente dovrà esserci, saranno 1, 2, 3, 4, 10 passi indietro, ovviamente questo non sarà indolore. Le cose fatte per amore c’è una motivazione forte, c’è un convincimento. Le cose fatte per forza invece sono diverse, vanno fatte senza aspettarsele, vanno fatte adesso e questi passi indietro saranno pesanti per tutti quelli che non li avevano preventivati. Quelli che già da tempo vivono in maniera più sobria, cercando di consumare meno, di dedicare meno tempo al lavoro perché il denaro che se ne trae non è così essenziale per vivere il più facilmente possibile, chi si è già posto il problema di consumare meno, di essere più libero, non dovendo per forza lavorare, ma facendolo per quanto basta e per il tempo che serve, questi signori saranno molto più avvantaggiati. Questo schema va cambiato perché non si può più portare avanti e ce ne è un altro che attende di essere studiato, i nostri intellettuali, i nostri economisti non mi pare che stiano facendo passi in avanti per cercare un nuovo schema di riferimento. Si è passati dalla monarchia alle Repubbliche teorizzando prima politicamente le Repubbliche, dal feudalesimo a altri sistemi avendo pensato una nuova ipotesi di organizzazione, questo è il primo caso nella Storia in cui si passa a una nuova condizione senza averla teorizzata, se non per i pochi emarginati e vilipesi teorici della decrescita che un po’ di ragionamento su questo l’hanno fatto. In ogni caso in assenza di una guida occorre cambiare e questo pone la responsabilità sugli individui che, come singoli, devono pensare, studiare, cambiare. Collegarsi con la realtà (espandi | comprimi) La decrescita non è stare sul divano a non fare niente dalla mattina alla sera, non è non lavorare per il gusto di fare i fancazzisti, la decrescita è un nuovo modello di sviluppo, non un modello di involuzione, non partecipare alla liturgia quotidiana di un’economia che è condannata a crescere altrimenti collassa. Non vuole dire non avere altro da fare e desiderare anzi di non fare nulla, vuole dire fare quello che è giusto, consumando il giusto e non più del giusto, immaginando uno sviluppo del nostro Paese basato su cose diverse, visto che siamo senza risorse energetiche, senza minerali, ma con altre cose molto importanti che sono il nostro paesaggio, i borghi abbandonati che vanno recuperati. L’edilizia nuova non è possibile, non c’è più spazio, occorre recuperare l’edilizia vecchia e antica che invece aspetta di essere recuperata, tra l’altro per salvare anche il territorio da frane e da collassi a cui assistiamo sempre più spesso. Occorre ripulire questo Paese per renderlo un giardino, ripulire i mari. Solo pulire tutte le coste, tutto il mare, serve a occupare decine di migliaia di persone per tanto tempo, rendendo questo paese il migliore dove fare turismo, dove fare accoglienza. Serve produrre energia elettrica in maniera diversa, perché le case devono essere alimentate in maniera diversa dall’energia che deriva dalla combustione di idrocarburi, le cose da fare sono tantissime e la cosa grave è che nessuno sta pensando a un programma senza tanti voli filosofici. Per me il discorso è stato molto semplice, ho lavorato 19 anni e ho avuto anche una discreta carriera, ho iniziato come precario e poi alla fine sono diventato dirigente. Sono stato fortunato, mi sono impegnato moltissimo, credevo nell’ipotesi che mi era stata prospettata, quella di lavorare tanto con impegno e partecipare alla crescita diffusa, a un certo punto mi sono banalmente reso conto che le cose non stavano così, io lavoravo tantissimo, anzi lavoravo esclusivamente, il tempo per tutto quello che era importante per la mia vita non c’era più, il denaro che ne scaturiva era denaro che non mi serviva perché serviva a acquistare oggetti inutili, spesso e volentieri spingeva a spendere denaro che neanche avevo, quindi facendo uso del credito per comprare cose che dovevano impressionare chissà chi. Questo schema non produceva benessere, uno deve farsi molto semplicemente i conti: “Quello che faccio mi fa stare bene? Sono felice?”. La mia opinione è che la vita è una ricetta e una buona ricetta non si fa mai con un ingrediente solo, si fa con molti ingredienti ben miscelati e in equilibrio, ma è la mia opinione, semplicemente per me le cose non stavano più così. Sono con 4, 5 maglioni uno sopra l’altro perché a casa mia fa un freddo porco, perché non ho il riscaldamento, brucio solo la legna del camino, mi scaldo, sto a un metro e mezzo dal camino, come mi allontano fa un freddo cane, però questo non ha un impatto sul mio malessere o sul mio benessere, semplicemente è una scelta. Tutte le volte che devo comprare qualcosa mi collego a una spesa che implica una schiavitù e dato che le cose che mi rendono felice sono altre, mi accollo anche il problema di avere freddo di inverno o di dovermi scaldare spaccando la legna e facendo fatica. Questa fatica mi sono reso conto che non era una cosa da evitare, anzi semmai era una cosa da ricercare perché tutta quella mancanza di fatica che rilevo in un comodo ufficio a Milano o in una casa iper riscaldata che devastava tonnellate di petrolio al giorno, quella vita lì, quell’assenza di fatica non era una risorsa così imprescindibile, anzi forse nella vita bisogna farne un po’ di fatica fisica perché questo serve a mantenere il collegamento con la realtà. Era possibile cambiare vita, bastava spendere poco, bastava ridurre i propri consumi, bastava vivere in posti dove le case costano 300 Euro al metro quadrato e non 6 mila come nelle grandi città, dove peraltro quando si va a fare la spesa si spende molto meno, per mangiare una persona che non debba andare al ristorante 4 volte a settimana, spendendo 6/7 mila Euro all’anno, può cucinare da sé. Io a Spezia mangio pesce dalla mattina alla sera perché è una delle cose che costano meno e questo è assolutamente fattibile, spendo 15/18 Euro di bolletta elettrica a bimestre, autoproduco una parte delle cose che mangio e posso fare ancora molto di più perché sono all’inizio. Tutto questo è l’inizio di una nuova vita, faccio anche fatica e poi nel tempo imparerò a fare meglio altre cose, però non è impossibile, l’unica vita possibile non è quella che ci dicono che dobbiamo fare, non è quella nelle grandi città a fare lavori che spesso e volentieri non sono quelli che avremmo scelto seguendo le nostre passioni, guadagnando denaro e cercando certezze, ma come si fa a cercare certezze in una vita in cui l’unica certezza è che poi a 90 anni moriamo? Se ho cambiato lavoro muoio prima? Morirò a 90 anni pure io e nel frattempo avrò tentato di fare del mio meglio per vivere, cosa faccio muoio di fame? Queste sono nostre paure alimentate dalla pubblicità, dalla controinformazione per cui se molli il lavoro sei fregato, se esci dal Sistema non rientri più. Recuperare il nostro tempo (espandi | comprimi) La merce più rara in circolazione è il tempo, tempo che ha una caratteristica, persino i soldi si dice che vanno e vengono, il tempo va e basta, non viene, Seneca duemila anni fa lo sapeva bene, lo sapevano i pre socratici, lo sa la filosofia che ha tentato di indirizzare l’uomo nel corso del tempo e tutta la cultura universale, gli unici che non lo sanno siamo noi, per cui come se ne avessimo a dismisura buttiamo il tempo dalla mattina alla sera e per tutta la vita in cose non essenziali per farcela vivere nel modo più originale e autentico possibile, come se quel tempo intanto ce ne è talmente tanto che il momento giusto per fare le cose che contano verrà, ma quel momento non verrà mai perché quel momento è oggi. Da qui a quel giorno, ammesso che arrivi, noi avremo buttato del tempo, questa semplice, banale constatazione è già di per sé un buon motivo per cercare di cambiare i propri ritmi. Da quando ho smesso di andare in ufficio tutti i giorni, vivendo con poco, cerco di utilizzare nel modo migliore il tempo, vivo in maniera molto diversa e mi sento molto meglio perché ho tantissimi progetti, tantissimi sogni da tentare di realizzare, il tempo che ho a disposizione è tutto per questi sogni, è tutto per me, è tutto per le persone che amo, che oggi posso finalmente andare a trovare. Sono tragiche quelle telefonate in cui ci sentiamo, con il nostro migliore amico peraltro, non con un conoscente, e iniziamo la telefonata già per la prima metà parliamo di cose tipo “Ciao come stai, ma non ci sentiamo mai, non riusciamo… no una sera dobbiamo veramente vederci, e una sera di queste ci vediamo perché dobbiamo proprio stare un po’ insieme” e naturalmente questo non avverrà mai perché passiamo tutto il tempo con persone che non abbiamo scelto, che sono spesso e volentieri dei colleghi che ci sono stati imposti, che strangoleremmo con le nostre mani e che grazie a Dio non strangoliamo. Tutto quel tempo è una ricchezza gettata via che dovrebbe farci dormire notti agitatissime per la responsabilità che ci assumiamo gettando via il tempo. Una delle cose più urgenti da fare, crisi o non crisi, è proprio recuperare il nostro tempo e di tentare di vivere questo breve passaggio terrestre, perché potremmo tra non morire a 90 anni, ma domani se abbiamo un malanno o cose assolutamente normali che capitano. Poi c’è ancora della gente in giro che è superstiziosa e di queste cose non parla, non si sa bene da dove vengano, dal Medioevo oppure no, ma noi che siamo spero uomini della modernità, possiamo tranquillamente parlare del fatto che si può morire in un momento che non sappiamo qual è, il Vangelo ammonisce “State allerta perché non conoscete né il luogo, né l’ora”, non sono cattolico, anzi sono anticlericale però quello è un bellissimo libro che dovremo in qualche modo recuperare. Un saluto a tutti, passate parola!

mercoledì 7 dicembre 2011

L'inganno della crescita

 Luca Mercalli

 L'inganno della crescita

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Quando vediamo la pubblicità inneggiare a modelli di vita dove il successo si misura con quanti cavalli ha nel motore, quanto è più grande la sua automobile, quante stanze hai nella tua casa, quante case ha in più, quanti viaggi esotici riesce a fare, è un continuo stimolare la mente su oggetti e proposte di una vita al di fuori dei limiti, è proprio la pubblicità che ci dice “Trasgredisci i limiti”. Non ci sono limiti nel mondo, più compri e quindi più soldi devi avere e più potrai trasgredire questi limiti e avere una vita di successo, ma questa è una trappola mortale, non è possibile trasgredire i limiti fisici della termodinamica ambientale, delle risorse di cui disponiamo. Ogni popolazione sulla Terra ha i suoi limiti, l’uomo ha l’intelligenza, ma l’intelligenza serve per essere consapevole dei limiti, non soltanto per tentare di superarli, il superamento dei limiti è possibile in alcuni casi e per limitati brevi periodi, non è possibile all’infinito.

 di Luca Mercalli



Fermare la crescita (espandi | comprimi)
Un saluto agli amici di Passaparola da Luca Mercalli.
Molti pensano che in un momento di profonda crisi economica, parlare di un diverso modello di sviluppo, più attento ai problemi ambientali, a una riduzione dell’uso delle risorse, a una minore produzione di rifiuti e di scorie, a un rispetto del territorio sia quasi un optional.
Qualcosa di non necessario e quindi, in questo momento così spaesante per il nostro futuro, sia rimandabile più in là e nel frattempo cercare di risolvere ancora una volta il problema della crisi economica, con la crescita, senza capire che forse è proprio la crescita che ha generato la crisi economica. E’ uno di quei momenti nei quali ci si rende conto che ciò che era stato annunciato 40 anni fa, dal famoso rapporto sui limiti della crescita compilato dai ricercatori del MIT a Boston su incarico del Club di Roma, si stanno avverando. I limiti alla crescita nel pianeta Terra esistono perché il pianeta è fatto così, è un pianetino molto piccolo con un set di risorse naturali finito, alcune di queste sono rinnovabili, altre non lo sono per niente, come il petrolio e il carbone che quando bruciano generano dei sottoprodotti negativi nei confronti dell’ambiente. Se non si prende coscienza di questa limitatezza, la crescita sarà la migliore ricetta per finire il prima possibile nel baratro.
Rispetto a 40 anni fa abbiamo ormai quasi quattro miliardi in più di persone, le cose che si potevano già fare negli anni ‘70 non sono state fatte e ci siamo oggi trovati in una situazione ancora più difficile, ma il messaggio continua a non passare, viene visto come un messaggio retrogrado che ci fa tornare al Medioevo, che non vuole lasciare i paesi in via di sviluppo alla loro parte di crescita per migliorare le condizioni di vita. Ogni volta che si apre un dibattito su questo tema si finisce subito con queste facili accuse e non si approfondisce le uniche istanze che possono, qualora ci si ragioni sopra, portarci fuori da questa crisi epocale. Si tratta di prendere coscienza che il futuro non può continuare com’è stato programmato in passato finora, ci sono limiti fisici naturali del pianeta. Fermare la crescita vuole dire non avere questo dogma assoluto, che il benessere sia fatto sempre e solo di un’aggiunta di qualcosa, senza renderci conto che ci sono dei livelli minimi di benessere delle persone che debbono essere chiaramente raggiunti e che corrispondono al soddisfacimento dei bisogni. I bisogni fondamentali di un uomo ormai li conosciamo bene, nei paesi occidentali li abbiamo soddisfatti tutti, si tratta di nutrirci in modo corretto, di avere una casa confortevole, di avere l’acqua corrente, l’acqua calda, di poterci riscaldare d’inverno e rimanere freschi d’estate, di avere uno Stato che ci garantisce un minimo di assistenza sociale, di assistenza sanitaria, dei diritti, la possibilità di avere un’istruzione pubblica, ma più in là andiamo e più ci accorgiamo che l’elenco di questi bisogni fondamentali termina con poche decine di temi. Il resto comincia sempre più a diventare un superfluo che negli ultimi 20 anni è stato costruito su un immaginario televisivo – pubblicitario che corrisponde a più mezzi, più beni, più capricci direi, perché quando vediamo la nostra pubblicità inneggiare a modelli di vita dove il successo dell’uomo si misura con quanti cavalli ha nel motore, quanto è più grande la sua automobile, quante stanze ha nella propria casa, quante case ha in più, quanti viaggi esotici riesce a fare, è un continuo stimolare la mente su oggetti e proposte di una vita al di fuori dei limiti, è proprio la pubblicità che ci dice “Trasgredisci i limiti”. Non ci sono limiti nel mondo, più compri e quindi più soldi devi avere e più potrai trasgredire questi limiti e avere una vita di successo, ma questa è una trappola mortale, non è possibile trasgredire i limiti fisici della termodinamica ambientale, delle risorse di cui disponiamo. Ogni popolazione sulla Terra ha i suoi limiti, l’uomo ha l’intelligenza, ma l’intelligenza serve per essere consapevole dei limiti, non soltanto per tentare di superarli, il superamento dei limiti è possibile in alcuni casi e per limitati brevi periodi, non è possibile all’infinito.

Prosperità senza crescita (espandi | comprimi)
Il collasso è certo, tutta la scienza che studia questi argomenti ce lo dice chiaramente. A questo punto suggerirei, in un momento di profonda crisi come questa, di rivedere profondamente i bisogni dell’uomo, garantire una salvaguardia di ciò che abbiamo raggiunto negli ultimi 50 anni di crescita petrolifera perché è stato il petrolio a permettere nel mondo di raggiungere i livelli nei quali siamo oggi, quantomeno nei paesi occidentali, rivedere non vuole dire tornare indietro, vuole dire tenerci stretti dei bisogni fondamentali, diffonderli, se è possibile e con i mezzi a nostra disposizione a tutti i 7 miliardi di abitanti della Terra, cercare di moderare l’aumento della popolazione perché altrimenti per ogni passo virtuoso che si farà nel mondo occidentale di riduzione dei consumi, questo verrà vanificato dalla crescita della popolazione terrestre nei successivi anni. Bisogna trovare una stabilità nella popolazione terrestre, a dispetto di quanti molti economisti e demografi pensano che ritengono che invece si possa anche in questo caso continuare a crescere e che la tecnologia risolverà tutti i problemi. Non è vero, la tecnologia può darci degli strumenti, ma non risolvere tutti i problemi, anzi vediamo che molto spesso se male utilizzata la tecnologia ne crea anche di problemi.
Quindi direi che è un sottile pensiero filosofico che vorrei che venisse recepito, perché già esiste, è un pensiero che è già stato elaborato e da una certa filosofia, penso a Hans Jonas con il principio di responsabilità e da una certa economia, penso non solo alla decrescita, che è forse quella più provocatoria come impatto mediatico, ma all’economia dello stato stazionario di Hermann Daly che riflette da decenni su questi argomenti. Penso non solo al rapporto del Club di Roma, ma agli esperimenti che si stanno facendo in Germania e in Inghilterra con l’attività di Tim Jackson: “Prosperità senza crescita”, oppure le riflessioni di Wolfgang Sachs in Germania al Wuppertal Institute con un progetto intitolato “Benessere senza crescita”. Le vie d’uscita ci sono. Ho degli ottimi maestri molto anziani che hanno capito tutto di come funziona il mondo da un punto di vista fisico e ecologico, da loro le lezioni le accetto, anzi mi sono formato sulle loro lezioni, un nome per tutti, il fisico Luigi Sertorio, uno dei più esperti al mondo che elaborano oggi i principi della ecofisica. Al contrario mi dà fastidio quando personaggi molto più anziani di me vogliono prevedere e soprattutto fabbricare un modello per decidere del mio futuro. Questi signori hanno davanti a sé, se va bene, una decina di anni di aspettativa di vita, non capisco perché sono così impegnati a difendere il futuro che poi vivrò io. Si occupino al limite del presente, un loro consiglio è sempre benvenuto, ma io vorrei che oggi il futuro a lungo termine, quello che io vivrò, spero per ancora circa 30/40 anni di attesa di vita media, ma quelli che sono i miei studenti oggi, invece vivranno per tutta la vita, vorrei che fossero loro a decidere di questo futuro, vorrei che fossero persone di 30 anni che si interrogano e che cercano di analizzare se questo modello di sviluppo, se questa crescita che viene invocata ancora una volta come la soluzione di tutti i mali, sia in realtà quello che lascerà a loro un mondo con delle opportunità oppure meno.
Non credo che il modello della crescita proposto da dei personaggi un po’ agée basati sul terrore di rivivere la miseria e la povertà dalla quale vengono ci possa portare molto lontano, il mondo evolve, ci sono idee nuove, ci sono possibilità per un’economia che non sia la padrona delle nostre vite. L’economia non deve essere il dogma fondamentale, non capisco perché devo oggi basare tutte le mie scelte e tutta la mia vita sullo spread con i bund tedeschi, ma insomma, ma sono cose ridicole, ma cos’è lo spread sui bund? Ma il mondo si fonda sulla termodinamica, si fonda su delle leggi che funzionano da miliardi di anni, i bund e lo spread li abbiamo inventati in questo periodo da un’economia che abbiamo visto in tutti i modi non funziona, allora cambiamo le leggi degli uomini che è molto più facile che cambiare le leggi di natura.


Indipendenti dal petrolio (espandi | comprimi)
Cosa proporrei dunque per uno Stato come l’Italia in questo momento storico per affrontare questa crisi? Farei un progetto di resilienza che è la proprietà di un sistema di sopportare uno stress esterno senza collassare. L’Italia non è per nulla un paese resiliente, è un paese che ha fatto il passo più lungo della gamba, è vissuto molto al di sopra delle proprie possibilità, facendo anche una grande festa che va al di là di quello che è stato il soddisfacimento dei bisogni fondamentali che quello è stato già raggiunto con il boom economico tra gli anni ‘50 e i primi anni 70. Adesso siamo già nell’era del superfluo, l’Italia è un paese che ha accumulato ricchezza, che l’ha anche sperperata e che ha un modello di vita piuttosto effimero. Suggerirei di investire le poche risorse economiche che restano nel rendere gli italiani più resilienti di fronte a questo futuro con molte trappole e trabocchetti. Un futuro dove l’energia fossile costerà sempre di più e quindi siamo un paese fragilissimo, legato al cordone ombelicale di un paio di gasdotti e di un po’ di petroliere che ci vengono a rifornire, possiamo essere più autonomi energeticamente? Ma certo che possiamo, siamo un paese ricchissimo di potenzialità di energie rinnovabili, l’idroelettrico l’abbiamo molto sfruttato negli scorsi anni, può essere rimordernato ma soprattutto il sole, il vento, le biomasse possono costituire il nostro petrolio domestico.
Accanto alle energie rinnovabili, democratiche, che ognuno di noi può mettere sul tetto di casa, c’è rendere più efficienti i propri edifici, le nostre case sono dei colabrodo, l’energia che noi a caro prezzo compriamo all’estero, ricattati da mezzo mondo, possiamo in realtà produrcela in buona parte a casa nostra. Farei un’operazione di manutenzione del territorio, l’Italia è un paese completamente infrastrutturato, addirittura in molti casi in eccesso, solo che le nostre infrastrutture hanno poca manutenzione, noi fabbrichiamo, costruiamo e poi lasciamo crollare, suggerirei di abbandonare completamente i progetti delle grandi opere, non abbiamo più bisogno di grandi opere concentrate e faraoniche. Il mondo del futuro è un mondo, al limite, di piccole opere, ma diffuse, piccole non vuole dire che non siano all’avanguardia tecnologicamente, piccolo vuole dire nanotecnologie, vuole dire tecnologie dell’informazione, trasferire la visione di un mondo dell’industria pesante, del trasporto pesante a un mondo molto più leggero dove le relazioni avvengono via Internet, via telefono, attraverso le scambio di informazioni. Abbiamo un territorio che abbiamo reso molto fragile nei confronti dei cambiamenti climatici, delle alluvioni, un’agricoltura che non è più in grado di sostenere noi stessi. Ricuciamo tutti questi nostri rapporti con il territorio, facciamo delle nostre città dei luoghi più vivibili, che non siano legati soltanto all’arrivo di merci da oltreoceano e che restituiscono poi soltanto grandi quantità di rifiuti e fanno morire la nostra industria e la nostra produzione locale, ricreiamo quindi un mondo a misura d’uomo, dove non c’è bisogno di una grande competitività, non dobbiamo competere così tanto con il mondo esterno.


La cooperazione è il futuro (espandi | comprimi)
La competitività non è un valore per la specie umana, la specie umana è una specie sociale, cos’è il valore oggi in un mondo così sovraffollato se non vogliamo farci la guerra? Competitività è quasi sempre l’anticamera del conflitto. E’ la cooperazione il valore del futuro, dobbiamo cooperare per usare le risorse, per produrre la minima quantità di rifiuti, per essere pronti verso un futuro che ci toglierà una serie di risorse su cui abbiamo puntato nell’abbondanza e nella ricchezza del boom economico, un momento irripetibile nella storia dell’umanità. Non ci sarà mai più un petrolio a prezzi stracciati come accadeva negli anni 50/60. Quindi progettiamo questo tipo di Italia che sia in grado di vivere bene con obiettivi più bassi, ma più bassi non vuole dire Medioevo, vuole dire che invece che l’obiettivo dell’oggetto costoso e di lusso, tanto effimero quanto dissipatore di risorse, ci sono tantissime cose che ci fanno vivere bene, che hanno costi ambientali e economici irrisori: la cultura, i nostri musei, le nostre biblioteche, tesori immensi che tutto il mondo ci invidia e che sono disertati proprio dagli italiani. Oggi possiamo ricostruire un mondo estremamente qualitativo sul piano del livello di vita sbarazzandoci del superfluo passando a un lusso leggero, un lusso della cultura, della conoscenza, della musica, della convivialità tra persone. Il modello di comprarsi il Suv o lo yacht è un modello socialmente conflittuale, costosissimo, che costringe le persone a lavorare molto di più. Se ce ne sbarazziamo possiamo lavorare di meno. Uno degli obiettivi della decrescita non è lasciare a casa un sacco di persone perché tutti quei beni superflui vengono visti come un limite all’occupazione: nel momento in cui noi li togliamo le industrie non lavorano più. Abbiamo visto che comunque non ha funzionato questo modello, qualsiasi cosa, superflua che è stata prodotta, inevitabilmente con l’automazione o con lo spostamento in paesi emergenti, ha tolto poi alla fine ugualmente occupazione, allora non sarebbe meglio produrre solo le cose veramente utili alla nostra qualità della vita e lavorare poi di meno? Se abbiamo meno necessità di acquistare oggetti inutili, forse potremmo lavorare tutti, ma la metà del tempo che lavoriamo adesso, quattro ore al giorno, pomeriggio o mattino libero, a seconda delle scelte, più possibilità per stare in famiglia, più possibilità per curare la propria cultura, il proprio orticello in senso veramente fisico, poter coltivare anche il proprio cibo. Questo si può fare e è forse uno standard di vita. Io peraltro non voglio insegnare niente a nessuno, ma a casa mia lo faccio, è facile, mi fa risparmiare dei soldi, tempo, mi dà delle soddisfazioni, mi ha permesso di togliermi da una certa serie di circuiti di obblighi sociali basati sulla pubblicità che scava nel tuo cervello e ti dice cosa è giusto fare.
Spero dunque che ci proviate anche voi e che passiate parola!

venerdì 18 novembre 2011

Discorso di Adriano Olivetti per l'inaugurazione dello stabilimento di Pozzuoli, 23 aprile 1955

(Tratto da: A. Olivetti, "Città dell’uomo", Edizioni di Comunità, Milano 1959) 


Quando, quattro anni or sono, fu decisa la costruzione di questo stabilimento, la battaglia iniziata dalla fabbrica di Ivrea per diventare un'impresa internazionale era in pieno sviluppo. Il problema del Mezzogiorno era già entrato da tempo nel nostro animo in tutta la sua dolorosa grandezza e quando ci pervenne un preciso invito da parte del Ministro dell'Industria, on. Campilli, oggi Ministro per il Mezzogiorno, questi non ebbe a trovare in noi troppe difficoltà nella sua generosa fatica. Ma il problema non era nel nostro stabilirsi nel Mezzogiorno, esso consisteva piuttosto nella deviazione, impegnativa ed improvvisa, che ci avrebbe potuto distrarre dalla lotta durissima che avevamo intrapresa in Europa, nelle due Americhe, in Sud Africa. Accettammo di buon grado il nuovo fardello. Fu un atto di fede nell'avvenire e nel progresso della nostra industria, ma soprattutto un meditato omaggio ai bisogni di queste regioni. E non si trattò soltanto di un contributo in denaro, ma anche di un autentico sacrificio dei nostri lavoratori. Perché l'Italia è tutta colpita dalla dolorosa malattia della disoccupazione. Se le condizioni generali delle popolazioni che vivono nel Nord possono essere considerate obiettivamente di gran lunga migliori di quelle prevalenti nel Mezzogiorno, è pur vero che talune sciagure sono andate abbattendosi anche nelle nostre zone un tempo prosperose. La crisi dei tessili e di taluni settori dell'industria meccanica ha fatto precipitare negli scorsi anni e negli scorsi mesi la situazione nella zona di Ivrea. Cinquecento meccanici perdevano il lavoro alla Zanzi di Ivrea, mille operai tessili ad Agliè, qualche centinaio ancora a Castellamonte, per giungere alla recente chiusura del Cotonificio di Caluso che ha colpito quattrocento famiglie. Così la fabbrica di Ivrea, che usava assumere centinaia di operai ogni anno, si vide costretta, tra il '52 e il '54, per trasferire al Sud il suo potenziale di incremento produttivo, a ridurre o praticamente interrompere il ritmo delle sue assunzioni. Molti giovani non trovarono lavoro, molti padri dovettero attendere e ancora attendono che i figli possano conseguire una sistemazione, là dove essi stessi avevano passato gli anni migliori della loro vita. Ma nessuno ebbe a lamentarsi, nessuno indicò quale causa della sua condizione insoddisfatta, la creazione di questo stabilimento. Perché nella coscienza dei nostri operai del Canavese è vivo il senso di solidarietà con i fratelli della Campania, della Calabria, della Lucania. I fatti salienti nella storia della nostra industria sono quest'anno, nel campo commerciale, l'apertura di una nuova organizzazione di distribuzione nel Canadà e nel campo produttivo, il definitivo assetto, la piena efficienza di questo stabilimento. L'apertura di uffici a Toronto e a Montreal, è l'ultimo svolgimento di un'azione che, impostata fin dal lontano 1921 per portare i nostri prodotti sul mercato mondiale, doveva raggiungere soltanto negli anni recenti una più compiuta espressione nella rete delle nostre quattordici società alleate di cui tre nel Commonwealth Britannico, cinque in Europa e quattro nell'America Latina, coi cinque stabilimenti di Barcellona, Glasgow, Buenos Aíres, Johannesburg, Rio de Janeiro, ed oltre tremila operai. Innalzare le nostre insegne a New York come a Francoforte, a Vienna come a San Francisco, a Rio de Janeiro o a Città del Messico o nella lontana Australia, organizzare officine, istruire venditori, persuadere una clientela diffidente della bontà del prodotto italiano, garantire l'efficienza del personale, assicurare ovunque un servizio di assistenza tecnica, difendere sempre il livello artistico e l’omogeneità grafica delle nostre espressioni pubblicitarie, imporre ad ogni costo la lealtà dei nostri metodi commerciali, non fu cosa né facile né rapida. Era questa la produzione che nel 1925 la più grande fabbrica americana di quel tempo 7 - la Underwood - raggiungeva a Hartford nel Connecticut. Mi fermai un giorno a guardare le sue mura raccolte, che nascondevano un segreto che mi premeva raggiungere. Quel segreto non era nuovo: esso stava di già racchiuso nel codice morale che l'industria, sotto la guida di mio padre, aveva stabilito e nel rigore scientifico che non era mai mancato all'ingegno italiano. Il segreto del nostro futuro è fondato, adunque, sul dinamismo dell'organizzazione commerciale e del suo rendimento economico, sul sistema dei prezzi, sulla modernità dei macchinari e dei metodi, ma soprattutto sulla partecipazione operosa e consapevole di tutti ai fini dell'azienda. Può l'industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell'indice dei profitti? Non vi è al di là del ritmo apparente qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita di una fabbrica? Possiamo rispondere: c'è un fine nella nostra azione di tutti i giorni, a Ivrea, come a Pozzuoli. E senza la prima consapevolezza di questo fine è vano sperare il successo dell'opera che abbiamo intrapresa. La fabbrica di Ivrea pur agendo in un mezzo economico e accettandone le regole ha rivolto i suoi fini e le sue maggiori preoccupazioni all'elevazione materiale, culturale, sociale del luogo ove fu chiamata ad operare, avviando quella regione verso un tipo di comunità nuova ove non sia più differenza sostanziale di fini tra i protagonisti delle sue umane vicende, della storia che si fa giorno per giorno per garantire ai figli di quella terra un avvenire, una vita più degna di essere vissuta. La nostra società crede perciò nei valori spirituali, nei valori della scienza, crede nei valori dell'arte, crede nei valori della cultura, crede, infine, che gli ideali di giustizia non possano essere estraniati dalle contese ancora ineliminate tra capitale e lavoro. Crede soprattutto nell'uomo, nella sua fiamma divina, nella sua possibilità di elevazione e di riscatto. Questo stabilimento riassume le attività e il fervore che animano la fabbrica di Ivrea. Abbiamo voluto ricordare nel suo rigore razionalísta, nella sua organizzazione, nella ripetizione esatta dei suoi servizi culturali ed assistenziali, l'assoluta indissolubile unità che la lega ad essa e ad una tecnica che noi vogliamo al servizio dell'uomo onde questi, lungi dall'esserne schiavo, ne sia accompagnato verso mete più alte, mete che nessuno oserà prefissare perché sono destinate dalla Provvidenza di Dio. Così, di fronte al golfo più singolare del mondo, questa fabbrica si è elevata, nell'idea dell'architetto, in rispetto della bellezza dei luoghi e affinché la bellezza fosse di conforto nel lavoro di ogni giorno. Abbiamo voluto anche che la natura accompagnasse la vita della fabbrica. La natura rischiava di essere ripudiata da un edificio troppo grande, nel quale le chiuse muraglie, l'aria condizionata, la luce artificiale, avrebbero tentato di trasformare giorno per giorno l'uomo in un essere diverso da quello che vi era entrato, pur pieno di speranza. La fabbrica fu quindi concepita alla misura dell’uomo perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza. Per questo abbiamo voluto le finestre basse e i cortili aperti e gli alberi nel giardino ad escludere definitivamente l'idea di una costrizione e di una chiusura ostile. Talché oggi questa fabbrica ha anche un altro valore esemplare per il futuro del nostro lavoro nel Nord e ci spinge a nuove realizzazioni per creare nuovi ambienti che traggano da questa esperienza insegnamento per più felici soluzioni. Ora che la fabbrica è compiuta a noi dirigenti spetta quasi tutta la responsabilità di farla divenire a poco a poco una cellula operante rivolta alla giustizia di ognuno, sollecita del bene delle famiglie, pensosa dell'avvenire dei figli e partecipe infine della vita stessa del luogo che trarrà dal nostro stesso progresso alimento economico e incentivo di elevamento sociale: voglio alludere all'ammirevole città di Pozzuoli e ai suoi incomparabili dintorni. L'uomo, strappato alla terra e alla natura dalla civiltà delle macchine, ha sofferto nel profondo del suo animo e non sappiamo nemmeno quante e profonde incisioni, quante dolorose ferite, quanti irreparabili danni siano occorsi nel segreto del suo inconscio. Abbiamo lasciata, in poco più di una generazione, una míllenaria civiltà di contadini e di pescatori. Per questa civiltà, che è ancora la civiltà presente nel Mezzogiorno, l'illuminazione di Dio era reale ed importante, la famiglia, gli amici, i parenti, i vicini, erano importanti; gli alberi, la terra, il sole, il mare, le stelle erano importanti. L'uomo operava con le sue mani, esercitando i suoi muscoli, traendo direttamente dalla terra e dal mare i mezzi dì vita. Lo sconvolgimento di due guerre ha spinto l'uomo definitivamente verso l'industria e l'urbanesimo. Esso ha strappato il contadino alla terra e lo ha racchiuso nelle fabbriche, spinto non solo dall'indigenza e dalla miseria, ma dall'ansia di una cultura che una falsa civiltà aveva confinato nelle metropoli, negandola alle campagne del Sud. Nacque così il mondo operaio del Nord in cui la luce dello spirito appare talvolta attenuata, in cui la spinta per la conquista di beni materiali ha in qualche modo corrotto l'uomo vero, figlio di Dio, ricco del dono di amare la natura e la vita, che usava contemplare lo scintillio delle stelle e amava il verde degli alberi, amico delle rocce e delle onde, ove, tra silenzi e ritmi, le forze misteriose dello spirito penetrano nell'anima per la presenza di Dio. Abbiamo lottato e lotteremo sempre contro questo immenso pericolo; l'uomo del Sud ha abbandonato soltanto ieri la civiltà della terra: egli ha perciò in sé una immensa riserva dì intenso calore umano. Questo calore umano l'emigrante meridionale lo ha portato e donato in tutti i paesi del mondo ed è un segno inconfondibile del contributo che l'Italia ha dato alle civiltà d'Oltreoceano fecondate con un sacrificio in gran parte misconosciuto. Ed ecco perché in questa fabbrica meridionale rispettando, nei limiti delle nostre forze, la natura e la bellezza, abbiamo voluto rispettare l'uomo che doveva, entrando qui, trovare per lunghi anni tra queste pareti e queste finestre, tra questi scorci visivi, un qualcosa che avrebbe pesato, pur senza avvertirlo, sul suo animo. Perché lavorando ogni giorno tra le pareti della fabbrica e le macchine e i banchi e gli altri uomini per produrre qualcosa che vediamo correre nelle vie del mondo e ritornare a noi in salari che sono poi pane, vino e casa, partecipiamo ogni giorno alla vita pulsante della fabbrica, alle sue cose più piccole e alle sue cose più grandi, finiamo per amarla, per affezionarci e allora essa diventa veramente nostra, il lavoro diventa a poco a poco parte della nostra anima, diventa quindi una immensa forza spirituale. Per questo motivo, un giorno questa fabbrica, se le premesse materiali e morali intorno ai fini del nostro lavoro saranno mantenute, farà parte di una nuova e autentica civiltà indirizzata ad una più libera, felice e consapevole esplicazione della persona umana. E’ questo l'augurio più alto che mi è caro rivolgere parlando oggi, per la prima volta, ai nostri lavoratori di Pozzuoli, onde per lunghissimi anni la Provvidenza di Dio protegga la loro coscienziosa e intelligente fatica, per farla risplendere in pacata letizia sulle loro case e sulle loro amate famiglie. Questo sabato di primavera, in cui consacriamo con lieta cerimonia questa fabbrica frutto della fatica di tutti, non può non essere giorno di festa per Ivrea e per Pozzuoli, come per Torino e per Massa, ove sorgono gli altri stabilimenti. E si potrà anche chiamare, questa festa, festa dell'amicizia tra Nord e Sud, festa di fraterna comprensione di lavoratori e di capi, perché nell’opera si sigilla un periodo nuovo nella restaurazione del Mezzogiorno, perché l’industria del Nord dimostra di avere preso coscienza di quel millenario problema e di averlo avviato, con impegno di dignità e di rispetto umano, verso la soluzione. Senza dubbio ben altre operazioni, ben altre iniziative, ben altri piani, dovranno avvenire nei prossimi anni perché l'unità economica del Mezzogíorno possa essere premessa indispensabile dell'unità morale della nostra Patria. Noi opereremo ancora in questa direzione potenziando, anno per anno, questa fabbrica e quelle iniziative che da essa potranno trarre vita. Essa è destinata nei nostri piani ad aumentare grandemente la propria dimensione quando aggiungeremo nuovi modelli alle attuali linee di produzione. In questi anni la rivoluzione unificatrice - rimasta interrotta allorché all'unità politica non seguì una vera unità morale e materiale fra Nord e Sud - si va finalmente compiendo. Un nuovo fervore di opere percorre tutta la penisola, e una nuova concreta speranza di rinnovamento e di benessere si apre per tutti gli italiani. Grazie a questa realizzazione possiamo avere anche noi l'orgoglio di aver contribuito, nella misura delle nostre forze, a tale felice risveglio. Così possiamo concludere affermando che lo stabilimento di Pozzuoli è - almeno per noi - ben più di un attrezzato ed efficiente strumento di produzione: è un simbolo del modo in cui noi crediamo di dover affrontare i problemi dell'oggi, un simbolo delle cose che ci affaticano, ci animano e ci confortano.